GIUSTIZIA

Meritocrazia Italia: “Passa sotto traccia la relazione Nordio sui costi delle ingiuste detenzioni: urge una riforma della Giustizia”

"Meritocrazia Italia ribadisce la necessità di risanare quelle falle che non possono più attendere di essere gestite, perché voltarsi dall’altra parte con dati oggettivi così eclatanti è deleterio per uno Stato di diritto".

Meritocrazia Italia: “Passa sotto traccia la relazione Nordio sui costi delle ingiuste detenzioni: urge una riforma della Giustizia”

La recente relazione del Ministro Nordio sui costi sostenuti dallo Stato per le ingiuste detenzioni lascia basiti: 535 indennizzi dal 1° gennaio al 31 ottobre scorso per un totale di 23 milioni e 850 mila euro, mentre per il 2024 il costo complessivo ha toccato la cifra di 26,9 milioni. La riparazione per ingiusta detenzione è una misura di ristoro a beneficio di chi subisce un periodo di restrizione che si rivela poi ingiusta”, afferma il movimento politico Meritocrazia Italia.

L’art. 314 c.p.p. prevede una duplice forma di ingiustizia, cioè non solo quella sostanziale, che intuitivamente spetta all’innocente che è stato ingiustamente detenuto, ma anche quella formale, che invece spetta nel caso in cui sia accertato che, in costanza di processo, sia stata applicata una misura custodiale cautelare senza che ne sussistessero le condizioni di applicabilità ( artt. 273 e 280 c.p.p.: gravi indizi di colpevolezza, delitti esclusi dall’applicazione della custodia cautelare, quando il periodo trascorso in misura custodiale ha superato la pena irrogata in sentenza). In questa seconda ipotesi, l’indennizzo spetta a chiunque, sia all’innocente che al condannato, il che non è di poco conto soprattutto se si considera che la misura della riparazione è sì contenuta entro dei massimali ma ha comunque una base minima di €235,82 al giorno per la custodia in carcere e €117,91 per gli arresti domiciliari, aumentabile a discrezione del giudice in base alla specifica situazione e dunque dei danni morali e patrimoniali subiti”, prosegue il comunicato di Meritocrazia Italia.

“E, se la qualificazione giuridica dell’istituto lo definisce come “indennizzo da atto lecito” (quale è la legittima attività giudiziaria), qualche perplessità indubbiamente resta se si confronta la teoria con la pratica, la definizione con i numeri. Si fa fatica a ritenere lecito che lo Stato, ed in ultima analisi i contribuenti, debbano sostenere costi per cifre simili se alla base c’è una disfunzione cronica del sistema giustizia: dietro ogni provvedimento, dietro ogni fascicolo, dietro ogni sentenza c’è un intero mondo fatto di famiglie, di affetti, di intere esistenze che non valgono meno solo perché riguardano chi ha deciso volontariamente di violare la legge penale”.

Meritocrazia Italia ribadisce la necessità di risanare quelle falle che non possono più attendere di essere gestite, perché voltarsi dall’altra parte con dati oggettivi così eclatanti è deleterio per uno Stato di diritto“.

“Il primo passo non potrà che essere il voto favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, nel medio periodo servirà poi una riforma dell’ordinamento penitenziario e del sistema carcerario, ma si auspica anche una riforma in materia di misure cautelari, affinché la reclusione sia davvero l’extrema ratio e non uno strumento ordinario, oggi purtroppo spesso usato per assecondare i desideri di un’opinione pubblica emotiva ed esigente rispetto a risposte sanzionatorie, anche incerte purché immediate, e che esprime bisogni di reità piuttosto che di giustizia”.