Il nome di Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale Antimafia e oggi deputato del Movimento 5 Stelle, è tornato al centro del dibattito politico e giuridico a causa delle polemiche sollevate dal cosiddetto “caso Striano”, un’inchiesta che ha messo in luce un presunto sistema di dossieraggio che coinvolge magistrati, giornalisti e politici. Gli eventi che hanno scatenato il caso risalgono principalmente al periodo tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando sono emerse le prime voci sull’accesso abusivo a banche dati riservate, sollevando una serie di accuse che hanno coinvolto direttamente Cafiero De Raho.
Cafiero De Raho e la Commissione Antimafia
Cafiero De Raho, che attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente della Commissione Antimafia, si è trovato al centro di un acceso conflitto di interessi, sollevato principalmente dal capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha chiesto un passo indietro del parlamentare per evitare possibili conflitti legati alla sua posizione. Gasparri ha denunciato pubblicamente che Cafiero De Raho, per il suo ruolo apicale, avrebbe compromesso la legalità delle indagini sulle mafie, portando a una situazione in cui la sua permanenza nella Commissione Antimafia non sarebbe più sostenibile.
In risposta alle accuse, Cafiero De Raho ha deciso di respingerle con fermezza, sostenendo che le contestazioni sollevate nei suoi confronti non corrispondono alla realtà dei fatti.
“È in atto un ampio dibattito, su tutti i media nazionali, in cui mi vengono attribuiti fatti gravissimi (e sicuramente diffamatori) che risultano completamente differenti dalle contestazioni indicate nell’invito a comparire, notificatomi in data 26 febbraio 2023”, ha dichiarato il pentastellato, affermando che i fatti emersi nelle polemiche non sono quelli descritti nelle indagini a suo carico.

Il caso Striano: accesso abusivo alle banche dati
Il caso Striano è stato l’episodio scatenante delle polemiche. Le indagini hanno rivelato che Pasquale Striano, tenente della Guardia di Finanza, ha avuto un accesso abusivo a banche dati riservate, sottraendo e diffondendo dati sensibili. Secondo la Commissione Antimafia, Cafiero De Raho avrebbe avuto una responsabilità diretta nella gestione delle vulnerabilità del sistema di controllo delle informazioni. In particolare, è stato accusato di non aver preso provvedimenti per fermare il sistema di accesso illecito che coinvolgeva Striano.
La relazione della presidente Chiara Colosimo (FdI) ha messo in luce le presunte responsabilità di Cafiero De Raho, sostenendo che l’ex procuratore nazionale fosse a conoscenza delle prassi irregolari adottate nel suo ufficio. La relazione afferma che Cafiero De Raho fosse consapevole delle vulnerabilità del sistema e che, in alcuni casi, avesse addirittura “adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi” relativi alla gestione delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) provenienti dalla Banca d’Italia. La relazione sottolinea che Cafiero De Raho avrebbe operato consapevolmente in un contesto privo di controlli rigidi, permettendo così ampi margini di discrezionalità nella gestione delle indagini, anche su casi politici delicati, come quelli legati alla Lega e al sottosegretario Siri.
La richiesta di dimissioni e il conflitto politico
Le accuse mosse contro Cafiero De Raho hanno scatenato reazioni politiche forti. Negli scorsi giorni, Maurizio Gasparri ha chiesto ufficialmente le sue dimissioni dalla Commissione Antimafia, sostenendo che la sua permanenza nella Commissione creerebbe un conflitto di interessi evidente.
“De Raho ha avuto un ruolo chiave in un sistema che ha compromesso la legalità e l’integrità delle indagini sulle mafie”, ha dichiarato Gasparri, aggiungendo che le sue responsabilità non si limitano solo al caso Striano, ma anche ad altre indagini in cui sarebbe stato trattato con una sorta di privilegio da parte delle Procure che lo hanno coinvolto.
Il Movimento 5 Stelle ha però difeso Cafiero De Raho, accusando la destra di strumentalizzare la vicenda per attaccare la magistratura.
“Si tratta di una macchina del fango”, ha dichiarato Michele Gubitosa, deputato M5S e vice presidente della Commissione Antimafia. Secondo Gubitosa, le accuse sono politicamente motivate, frutto di un tentativo di delegittimazione nei confronti di chi ha sempre contrastato la criminalità organizzata.
La “talpa” e il coinvolgimento delle forze di sicurezza
La relazione della Commissione Antimafia, depositata da Chiara Colosimo, ha descritto un quadro molto grave, in cui Striano non agiva da solo, ma come parte di un vero e proprio sistema che ha avuto accesso e diffuso centinaia di migliaia di documenti riservati. Striano, secondo la relazione, avrebbe operato come una “talpa” all’interno di un sistema che ha manipolato informazioni riservate per scopi politici. La Commissione ha inoltre messo in evidenza che Striano aveva accesso diretto alle banche dati riservate, e che questi dati venivano utilizzati per colpire obiettivi politici, come nel caso delle indagini su Lega e Siri.
Le indagini hanno anche sollevato dubbi sul coinvolgimento di figure apicali nella Guardia di Finanza, che avrebbero permesso a Striano di operare senza ostacoli. Cafiero De Raho, che in quel periodo ricopriva la carica di procuratore nazionale antimafia, sarebbe stato perfettamente consapevole della situazione, ma non avrebbe preso provvedimenti per fermare le pratiche illecite che si stavano verificando sotto la sua gestione.
Le reazioni politiche e le accuse incrociate
Le polemiche politiche hanno visto schieramenti contrastanti. Il senatore della Lega, Gianluca Cantalamessa, ha parlato di “spionaggio sistematico” ai danni del suo partito, denunciando l’uso delle banche dati riservate dello Stato non solo come una violazione della legge, ma anche come strumento distorto per scopi politici.
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha accusato la destra di usare la relazione della Commissione Antimafia come uno strumento di delegittimazione politica nei suoi confronti, dichiarando di essere stato la prima vittima del “sistema Striano”.

Da parte sua, Pierantonio Zanettin di Forza Italia ha dichiarato che Cafiero De Raho non può restare in Commissione senza chiarire ogni aspetto di quanto emerso. “Su questi fatti gravissimi non faremo passi indietro”, ha affermato Zanettin, chiedendo trasparenza e chiarezza sulle responsabilità di Cafiero De Raho.
Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, ha rincarato la dose, accusando Cafiero De Raho di non aver preso responsabilità per i vuoti di vigilanza durante il suo mandato come capo della Commissione Antimafia, lasciando spazio per il dossieraggio illecito.
Diversa la posizione del senatore Walter Verini, Capogruppo PD in Antimafia:
“La bozza della relazione sul caso Striano che questo pomeriggio la Presidente della Commissione Antimafia ha consegnato ai Capigruppo viene già usata dai gruppi della destra con i consueti e strumentali metodi. Leggeremo con attenzione le 187 pagine, e vogliamo davvero sperare che siano state scritte rispettando il contenuto di audizioni su questa vicenda. Dalle quali era emerso un lavorìo opaco, un tramestìo di accessi abusivi dei quali si stentava a vedere un disegno politico. E anche l’attacco a Cafiero De Raho, sferrato di nuovo con cinismo (come avvenuto un anno fa, ben prima di questa bozza di relazione) appare come una nuova puntata di un disegno di questa destra: usare anche la Commissione Antimafia per disegni partitici, delegittimare magistratura e magistrati che, a differenza di altri, le mafie le hanno contrastate”.
La difesa del Movimento 5 Stelle
Levata di scudi dei pentastellati:
“La relazione di maggioranza sul caso Striano e il coro calunnioso del centrodestra sono un’indegna raccolta di bugie sfacciate e consapevoli, una vergognosa macchinazione contro Federico Cafiero De Raho, la cui colpa è quella di essere un esponente delle opposizioni che da decenni è in prima linea contro le mafie e ogni forma di malaffare. Lo affermano il capogruppo M5S in commissione Antimafia Luigi Nave e il deputato Michele Gubitosa, componente della Commissione e vice presidente del M5S. “Attribuirgli responsabilità nella vicenda Striano, manipolando fatti e elementi investigativi, nonché inventando di sana pianta balle spaziali, è un atto irresponsabile”.
In questo contesto di accuse e difese, il futuro di Cafiero De Raho nella Commissione Antimafia sembra più incerto che mai, e la vicenda continua a tenere banco nel dibattito politico italiano. La richiesta di fare chiarezza su quanto accaduto nel periodo a cavallo tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, con il caso Striano al centro, è ormai una necessità impell