Un primo, significativo disgelo nei rapporti tra Washington e Caracas prende forma dopo una lunga telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez. Si tratta del primo contatto diretto noto tra i due leader dall’estromissione e dalla cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti.
Un colloquio “lungo, produttivo e cortese”
“Abbiamo avuto un’ottima conversazione oggi, lei è una persona fantastica“, ha dichiarato Trump ai giornalisti nello Studio Ovale. “È stata una lunga telefonata, abbiamo discusso molte cose e credo che stiamo andando molto d’accordo con il Venezuela“.
Parole confermate anche da Rodríguez, che su Telegram ha definito il colloquio “lungo, produttivo e cortese“, svolto “in un clima di reciproco rispetto“. Durante la conversazione, ha spiegato la presidente ad interim, sono stati affrontati “un’agenda di lavoro bilaterale a beneficio dei nostri popoli” e “alcuni dossier ancora aperti nei rapporti tra i due governi“.
Rilascio dei prigionieri: Ong smentiscono numeri governo
Il dialogo politico arriva in un momento di profondi cambiamenti interni al Venezuela. Rodríguez, insediata alla guida di un governo provvisorio dopo il blitz statunitense contro Maduro, ha annunciato l’avvio di un “nuovo momento politico” che consenta divergenze e differenze ideologiche.

In una conferenza stampa, affiancata dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez e dal ministro dell’Interno Diosdado Cabello, ha confermato la scarcerazione di 406 detenuti, definendola un messaggio di apertura, convivenza e riconoscimento reciproco. Secondo quanto riferito, sarebbero esclusi dal processo i condannati per reati gravi come omicidio e narcotraffico, mentre vengono valutati i casi legati a delitti contro l’ordine costituzionale e all’incitamento all’odio.
Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani contestano i numeri diffusi dal governo. La Ong Foro Penal sostiene che finora sarebbero state effettivamente liberate tra le 60 e le 70 persone, denunciando lentezza, scarsa trasparenza e una forte discrepanza tra i dati ufficiali e quelli verificati sul campo. Secondo la stessa organizzazione, restano ancora almeno 811 prigionieri politici nelle carceri venezuelane, mentre altre stime parlano di un numero compreso tra 800 e 1.200 detenuti. Il governo continua a negare l’esistenza di prigionieri politici, sostenendo che gli arresti riguardano reati comuni.

Washington guarda con favore agli sviluppi in corso. Trump ha accolto positivamente le liberazioni annunciate, definendole un “gesto di pace” e parte di un processo di cooperazione tra Stati Uniti e Venezuela. Nei prossimi giorni il presidente americano dovrebbe incontrare alla Casa Bianca la leader dell’opposizione Maria Corina Machado, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, che da tempo chiede la liberazione dei prigionieri politici, molti dei quali suoi stretti alleati.
Riaperti i pozzi di petrolio
Sul fronte economico ed energetico, intanto, si registra un segnale concreto di normalizzazione. La compagnia petrolifera statale Pdvsa ha iniziato a riaprire i pozzi chiusi durante l’embargo statunitense, consentendo la ripresa delle esportazioni di greggio. Almeno due superpetroliere sono già salpate nelle ultime ore, ciascuna con circa 1,8 milioni di barili di petrolio. Secondo fonti citate da Reuters, si tratterebbe delle prime spedizioni nell’ambito di un accordo di fornitura fino a 50 milioni di barili tra Caracas e Washington. Per settimane le esportazioni erano rimaste quasi ferme, con l’eccezione delle limitate spedizioni autorizzate a Chevron verso il mercato Usa.

Secondo la Cnn, Trump starebbe inoltre valutando il ricorso ad appaltatori privati per garantire la sicurezza dei siti petroliferi venezuelani, confermando la sua riluttanza a un dispiegamento militare americano prolungato nel Paese, ma anche la necessità di assicurare protezione alle compagnie energetiche chiamate a investire in Venezuela.