I dati del Sole 24 Ore

La Tari è la tassa più odiata dagli italiani, ma nel 2026 c’è il bonus: chi ha diritto allo sconto e come fare

Per la prima volta supera Irpef e Imu nei ricorsi. Ma quest'anno c'è un contributo del 25% per quattro milioni di famiglie

La Tari è la tassa più odiata dagli italiani, ma nel 2026 c’è il bonus: chi ha diritto allo sconto e come fare

Un primato decisamente poco piacevole. Nel 2025 la Tari, la tassa sui rifiuti, è diventata il tributo più odiato dagli italiani. E’ stato infatti quello più contestato davanti ai giudici tributari, superando per la prima volta Irpef e Imu.

A rivelarlo è Il Sole 24 Ore, sulla base delle rielaborazioni dei dati del ministero dell’Economia e delle Finanze aggiornati al 31 dicembre 2025, in attesa dell’ufficializzazione definitiva.

Tari: perché si paga la tassa sui rifiuti

La Tari (Tassa sui rifiuti) è un tributo comunale destinato a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. È dovuta da chiunque:

“possieda o detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti”.

Il presupposto dell’imposta, quindi, non è l’effettiva produzione di rifiuti, ma la potenziale capacità di produrli, un aspetto che spesso è alla base delle contestazioni da parte dei contribuenti.

La Tari è la tassa più contestata: i numeri del 2025

Secondo i dati anticipati dal quotidiano economico nel 2025 ci sono stati:

  • ricorsi Tari: 25.106
  • ricorsi Irpef: 23.687
  • ricorsi Imu: 23.391.

Tra il 2021 e il 2025, i ricorsi legati alla Tari sono aumentati del 135,7%, passando da 10.561 a oltre 25 mila. Un incremento che ha completamente ribaltato la classifica delle imposte più impugnate davanti alla giustizia tributaria.

Irpef e Imu, storicamente al primo posto, mostrano invece volumi sostanzialmente stabili, senza variazioni paragonabili a quelle della tassa sui rifiuti.

Il valore delle liti fiscali e il calo dei ricorsi

Nel 2025 il valore complessivo delle liti fiscali di primo e secondo grado oscilla tra i 20 e i 22 miliardi di euro, un dato in linea con gli anni precedenti. Più interessante, però, è l’andamento del numero delle cause:

  • –14,6% delle nuove cause in primo grado
  • –10% considerando primo e secondo grado
  • 202.267 ricorsi nel 2025, contro i 224.767 del 2024

Il calo non indica una nuova “pace fiscale”, ma – come spiega Il Sole 24 Ore – è l’effetto tecnico della normalizzazione dopo un 2024 anomalo.

Perché nel 2025 ci sono meno ricorsi

La flessione dei contenziosi non è dovuta a una maggiore compliance dei contribuenti, bensì a due fattori straordinari che avevano “gonfiato” i numeri del 2024:

  • Fine della definizione agevolata 2023, che aveva congelato per 11 mesi i termini per impugnare
  • Abolizione della mediazione tributaria per le liti fino a 50 mila euro, che ha eliminato i 90 giorni di trattativa tra Fisco e contribuente.

Con l’esaurirsi di questi effetti, il 2025 torna su livelli in linea o leggermente superiori al 2022, quando non erano in vigore misure deflattive del contenzioso.

Dove si concentrano i ricorsi fiscali

Nel 2025, l’81,5% dei ricorsi di primo grado si concentra in sole sei regioni:

  • Campania
  • Sicilia
  • Lazio
  • Calabria
  • Lombardia
  • Puglia.

Le riduzioni più marcate si registrano in Puglia (–25,5%), Marche (–24,7%) e Calabria (–24,3%), mentre il Lazio mostra il calo più contenuto (–2,6%).

Nel 2026 è in arrivo il Bonus Tari

Una buona notizia sul fronte della tassa rifiuti, però, c’è. Dal 2026 quattro milioni di famiglie potranno avere una sensibile riduzione della Tari. E’ entrato effettivamente in vigore da gennaio il Bonus rifiuti.

Nei mesi scorsi  l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) definito le modalità operative necessarie per consentire l’erogazione automatica del bonus sociale rifiuti, che si aggiunge a quelli già esistenti relativi a energia elettrica, gas e acqua, a ulteriore sostegno della spesa per i servizi essenziali delle fasce più bisognose della popolazione.

Le modalità di concessione – che sono quelle che erano trapelate già nei mesi scorsi – sono state stabilite con una delibera approvata dall’Arera, l’autorità per l’energia.

Clicca qui per leggere e scaricare la delibera di Arera.

Il bonus rifiuti è un’agevolazione economica, introdotta nel 2019 con un decreto fiscale, che garantirà una riduzione della spesa del 25% della Tari ai nuclei familiari in condizione di disagio economico, come già previsto per i servizi elettrico, gas e acqua.

Chi ha diritto al bonus rifiuti

Le caratteristiche per usufruire del bonus rifiuti sono le medesime del bonus sociale per le bollette (prima del recente intervento del Governo, che ha alzato per un breve periodo i limiti Isee per contrastare il caro bollette).

  • nuclei familiari con Isee fino a 9.530 euro;
  • nuclei familiari numerosi (almeno quattro figli a carico) con Isee fino a 20.000 euro.

Come fare a ricevere il bonus rifiuti

Come avviene per i bonus sull’energia – con i quali è cumulabile – il contributo sarà riconosciuto automaticamente, per gli importi dovuti a partire da gennaio 2026, agli utenti domestici che siano in possesso di un Isee in corso di validità.

Un automatismo simile a quello dei bonus bollette, con l’Inps che comunica ai fornitori (in questo caso ai Comuni) chi sono gli utenti che hanno diritto alle riduzioni.