In Iran la repressione delle proteste ha assunto i contorni di una tragedia collettiva che non si esaurisce nelle strade insanguinate delle città, ma continua negli ospedali, negli obitori e nelle case delle famiglie colpite.
Secondo numerose testimonianze e video filtrati nonostante un blackout quasi totale delle comunicazioni, ai parenti dei manifestanti uccisi verrebbe chiesto di pagare circa 6.000 dollari per ottenere il rilascio delle salme. I corpi, accatastati in sacchi neri o ammassati negli ospedali, sarebbero spesso difficili perfino da identificare.
Migliaia di vittime, l’Iran accusa Israele e USA
Le ultime stime dei gruppi per i diritti umani, che si basano solo sui corpi identificati, sono arrivate ad indicare persino 12mila vittime contro le 2000 segnalate dal governo iraniano, ma il lavoro di conteggio è ostacolato dalla chiusura di Internet, dei telefoni cellulari e persino delle linee fisse. I filmati emersi mostrano mitragliatrici montate su camion che sparano in strade residenziali, ospedali sovraffollati da feriti da arma da fuoco e obitori travolti da centinaia di cadaveri fin dalla prima notte di violenze.

Per giustificare quello che ha definito un bilancio delle vittime “significativo“, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha evocato lo spettro dell’ISIS, sostenendo che molti dei manifestanti uccisi fossero terroristi assoldati da Israele e dagli Stati Uniti. Già due giorni prima, un alto esponente delle Guardie aveva avvertito in televisione che chiunque fosse sceso in strada avrebbe dovuto essere pronto a “prendere un proiettile“.
Le autorità iraniane accusano Israele e Stati Uniti, con il coinvolgimento diretto del Mossad e della CIA, di aver cambiato strategia dopo il fallimento dell’appello lanciato nel giugno 2025 dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva invitato apertamente gli iraniani a ribellarsi alla Repubblica Islamica. Da allora, secondo Teheran, l’obiettivo sarebbe stato quello di cavalcare le proteste economiche, infiltrandole con agenti addestrati per provocare violenze e destabilizzazione.
“Mercenari al servizio del Mossad”
Le violenze recenti a Teheran, secondo il sindaco Ali Reza Zakani, hanno avuto un impatto devastante: due ospedali e centri medici attaccati, 26 banche colpite, 25 moschee incendiate, basi Basij e strutture di polizia prese di mira, 48 camion dei pompieri bruciati e persino aggressioni contro i vigili del fuoco intervenuti per spegnere gli incendi. Azioni che il governo attribuisce a “mercenari al servizio del Mossad, di Israele e degli Stati Uniti”.

Anche la guida suprema Ali Khamenei ha parlato di “vandali” e “sabotatori”, annunciando una repressione durissima e accusando gli Stati Uniti di aver istigato i disordini. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha promesso che le forze di sicurezza “daranno la caccia” ai responsabili.
In questo contesto, la distinzione tra manifestazioni per motivi economici e provocazioni orchestrate si è dissolta. Le strade, secondo le autorità, rischiano di trasformarsi in un vero campo di battaglia. Parallelamente, centinaia di migliaia di iraniani continuano a manifestare in sostegno della Repubblica Islamica e della sovranità nazionale, mentre il regime avverte che chiunque incoraggi forze esterne potrà essere considerato un traditore.