repressione nel sangue

Arrivati a 3mila i morti i Iran, per le Ong. Trump alza i dazi per chi commercia con Teheran

Mentre gli Usa considerano "opzioni militari e informatiche" contro il regime, il figlio dello Scià fa sapere: "Già pronto piano di transizione"

Arrivati a 3mila i morti i Iran, per le Ong. Trump alza i dazi per chi commercia con Teheran

La repressione in Iran si fa sempre più dura e, al diciassettesimo giorno di proteste in tutto il Paese, assume i contorni di un bagno di sangue. Secondo alcune organizzazioni e reti legate all’opposizione iraniana in esilio, il numero delle vittime avrebbe superato quota 3.000, mentre negli ospedali si accumulerebbero i corpi e migliaia di persone risulterebbero arrestate o scomparse.

Arrivati a 3mila i morti i Iran, per le Ong. Trump alza i dazi per chi commercia con Teheran
Le vittime iraniane

Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre 2025, continuano nonostante l’uso massiccio della forza e il blocco quasi totale delle comunicazioni.

La stima più alta arriva dal People’s Mojahedin Organization of Iran (PMOI/MEK), gruppo di opposizione affiliato al National Council of Resistance of Iran (NCRI). In un comunicato diffuso il 12 gennaio 2026, il PMOI afferma che il proprio network interno, basato su segnalazioni provenienti da ospedali, centri di medicina legale e famiglie delle vittime in almeno 195 città, indica che il bilancio dei morti ha superato le 3.000 unità.

La repressione viene definita “un grave crimine contro l’umanità”.

Si tratta però di cifre non verificate in modo indipendente, che riflettono il punto di vista di un soggetto politico apertamente ostile al regime.

Le stime delle Ong indipendenti

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani forniscono numeri sensibilmente più bassi, ma fondati su verifiche puntuali dei singoli casi. La Human Rights Activists News Agency (HRANA), che dispone di una rete di attivisti all’interno dell’Iran, nel bollettino aggiornato a ieri parla di 646 persone uccise dall’inizio delle proteste. La cifra include 505 manifestanti, tra cui nove minori, 133 membri delle forze di sicurezza, un procuratore e sette civili. Secondo HRANA, altre 579 segnalazioni di decessi sono ancora in fase di revisione.

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Giovani donne iraniane contro il regime

L’agenzia riferisce inoltre che le proteste si sono svolte in 187 città iraniane, nonostante il blocco quasi totale delle telecomunicazioni. A causa delle difficoltà di comunicazione e dell’assenza di dati ufficiali, lo stesso HRANA avverte che il numero reale delle vittime potrebbe essere diverso, e probabilmente più alto, rispetto a quello finora documentato. Su cifre simili si colloca anche l’ONG norvegese Iran Human Rights, che parla di almeno 648 morti.

Internet bloccato e caccia a Starlink

Il blackout informativo resta uno degli elementi centrali della crisi. Secondo l’osservatorio Netblocks, il blocco di internet a livello nazionale imposto dalle autorità iraniane dura da oltre 108 ore consecutive. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ammesso la restrizione, spiegando che i servizi verranno ripristinati solo “in coordinamento con le autorità di sicurezza”, una posizione contestata dall’Unione europea e da diverse cancellerie occidentali.

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Proteste in Iran

Nel frattempo, le autorità stanno dando la caccia agli utenti dei terminali Starlink, illegali in Iran e introdotti clandestinamente, spesso via mare da Dubai o attraverso il confine con il Kurdistan iracheno.

Secondo il Wall Street Journal, i video diffusi tramite connessione satellitare rappresentano uno dei pochi strumenti per documentare la portata delle proteste e la violenza della repressione. Fra le opzioni allo studio a Washington ci sarebbe anche l’invio di nuovi terminali per aggirare la censura.

Trump e la stretta economica contro Teheran

Sul piano internazionale, la crisi iraniana si intreccia con una nuova escalation economica e politica. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 25% contro chiunque intrattenga rapporti commerciali con Teheran.

“Con effetto immediato, qualsiasi Paese che faccia affari con la Repubblica Islamica dell’Iran pagherà un dazio del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti. Il presente decreto è definitivo e conclusivo”, ha tuonato il tycoon.

La Cina ha reagito duramente, dichiarando di opporsi a “tutte le sanzioni unilaterali illegali”. In una nota dell’ambasciata cinese a Washington si legge che “le guerre tariffarie non hanno vincitori” e che Pechino adotterà “tutte le misure necessarie per proteggere i propri legittimi diritti e interessi”.

Le opzioni militari e la risposta iraniana

Secondo CBS News, Trump avrebbe ricevuto un pacchetto di opzioni che comprende “una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete” contro la Repubblica islamica, che andrebbero ben oltre i bombardamenti convenzionali. Anche il New York Times riferisce che il Pentagono ha presentato diverse ipotesi di intervento, tra cui attacchi informatici al sistema iraniano e possibili azioni contro il programma nucleare.

Teheran respinge le minacce. In un’intervista ad Al Jazeera Arabic, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che “le idee e le minacce proposte da Washington sono incompatibili”, ribadendo però la disponibilità a negoziati sul nucleare “solo senza minacce o diktat”.

“Se Washington vuole testare l’opzione militare, siamo pronti. Abbiamo una preparazione più ampia rispetto all’ultima guerra”, ha aggiunto.

Un regime sotto pressione

All’interno, la Guida suprema Ali Khamenei, 85 anni, resta formalmente al vertice dello Stato, ma appare sempre più isolata, contestata da una società giovane e impoverita e sottoposta a una pressione internazionale crescente.

Dall’estero, il principe Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, sostiene di avere già pronto un piano per una transizione ordinata in caso di caduta del regime:

“Non ci sarà alcun vuoto di potere, ci siamo preparati per anni a questo momento”.

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Ali Khamenei

Anche l’Unione europea prende posizione.

“Il regime iraniano deve fermare la repressione violenta del proprio popolo”, ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, aggiungendo: “Stiamo con i coraggiosi iraniani che chiedono diritti fondamentali, dignità e libertà”.

Le ragioni della protesta

Le manifestazioni sono esplose il 28 dicembre 2025 a seguito della profonda svalutazione del rial, dell’inflazione galoppante, della cattiva gestione dei servizi essenziali e del peggioramento delle condizioni di vita.

Precedute da scioperi e dalla chiusura dei negozi nel Grande Bazar di Teheran, le proteste si sono rapidamente estese a tutto il Paese, trasformandosi in una sfida diretta alla Repubblica islamica.

Amnesty International e Human Rights Watch denunciano l’uso illegale della forza da parte dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze speciali di polizia: armi da fuoco, pallini metallici, gas lacrimogeni, pestaggi e arresti arbitrari, anche di minorenni.

Proteste in Iran

“In Iran chi osa chiedere un cambiamento viene colpito a morte dalle forze di sicurezza”, ha dichiarato Diana Eltahawy di Amnesty International, chiedendo la fine immediata dell’uso illegale della forza.

Molti arrestati risultano detenuti in isolamento o scomparsi, con un rischio elevato di torture e maltrattamenti. In assenza di dati ufficiali e con il Paese isolato dal resto del mondo, il numero reale delle vittime resta incerto. Ma la portata della repressione indica che la crisi iraniana ha ormai superato la soglia della semplice protesta sociale, trasformandosi in uno scontro aperto tra Stato e società.