Jacques Moretti, gestore e proprietario del bar Le Constellation di Crans-Montana, resta in custodia cautelare. Lo ha deciso il Tribunale delle misure coercitive di Sion, che ha confermato l’arresto per il concreto pericolo di fuga, unico rischio invocato dal Ministero pubblico del Canton Vallese. La detenzione preventiva è stata fissata in via teorica a tre mesi, ma i giudici hanno lasciato aperta una possibilità concreta di scarcerazione attraverso misure alternative, prima fra tutte il versamento di una cauzione.
Per ora Moretti resta in carcere
Secondo quanto spiegato dal Tribunale, la custodia cautelare potrà essere revocata qualora vengano adottate misure adeguate a contrastare il rischio di fuga, come il pagamento di una cauzione, il ritiro del passaporto e l’eventuale applicazione del braccialetto elettronico. Tuttavia, la fissazione dell’importo della cauzione richiede “un’istruttoria minuziosa” e, fino alla sua conclusione, “deve prevalere la privazione della libertà personale“.

Moretti, 47 anni, cittadino francese, è indagato insieme alla moglie Jessica Maric Moretti – attualmente agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico – per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo in relazione al rogo di Capodanno a Le Constellation, che ha provocato 40 vittime e oltre cento feriti, tra cui sei morti e numerosi feriti italiani. Nel corso dell’interrogatorio precedente alla convalida, Moretti ha ribadito di non avere intenzione di sottrarsi alla giustizia e si è detto pronto a pagare una cauzione per tornare in libertà.
Il Tribunale ha ribadito che la custodia cautelare non ha carattere punitivo, ma serve esclusivamente a garantire il corretto svolgimento delle indagini. “L’imputato rimane presunto innocente fino a una sentenza definitiva“, ricordano i giudici, sottolineando che la detenzione preventiva rappresenta una misura eccezionale e di ultima istanza.
Contrarie le famiglie delle vittime: “D’ora in poi è guerra”
Di segno opposto le reazioni delle famiglie delle vittime. L’avvocato Sébastien Fanti, che rappresenta alcuni parenti dei deceduti, si dice “solo molto parzialmente soddisfatto” della custodia cautelare del solo gestore. “Ognuno vivrà con la propria coscienza”, ha dichiarato, riferendo le parole drammatiche di un padre che ha perso il figlio nell’incendio:
“È morto come in guerra, quindi d’ora in poi è guerra“.
Preoccupazioni analoghe arrivano anche da altri legali delle famiglie, che temono il rischio di dispersione o alterazione delle prove e di inquinamento delle testimonianze.
Sul fronte istituzionale, il Comune di Crans-Montana non potrà costituirsi parte civile. La Procura del Vallese ha respinto la richiesta della municipalità, ritenendo che l’ente non possa essere considerato parte lesa, poiché le parti offese sono esclusivamente coloro i cui diritti sono stati direttamente colpiti dal reato. Il Comune, che ha ammesso di non aver effettuato ispezioni nel locale per cinque anni, ha quindi rinunciato alla costituzione di parte civile “per rispetto delle vittime“, pur chiedendo di essere riconosciuto come parte del procedimento per poter seguire gli sviluppi dell’inchiesta.
Proseguono le indagini tra Italia e Svizzera
Le indagini svizzere proseguono e, come riferito dall’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado dopo un colloquio con la procuratrice generale Béatrice Pilloud, si stanno estendendo anche al livello istituzionale, includendo l’amministrazione comunale. Non è atteso un processo rapido: la magistrata ha indicato come termine di paragone il procedimento sul ponte Morandi.
Parallelamente accelera l’inchiesta della Procura di Roma, che ipotizza anche il reato di disastro colposo. Il fascicolo, al momento contro ignoti, riguarda incendio, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antifortunistica.

È in preparazione una rogatoria alle autorità svizzere per ottenere la lista degli indagati e gli atti degli interrogatori già svolti. Proseguono intanto le autopsie sulle vittime italiane, mentre la Regione Lombardia valuta la possibilità di costituirsi parte civile “se ci saranno le condizioni“.
Per ora Jacques Moretti resta in carcere. Ma la prospettiva di una libertà su cauzione, seppur subordinata a condizioni stringenti, resta sul tavolo, alimentando l’amarezza e la protesta delle famiglie colpite dalla tragedia.