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Le regioni di centrosinistra Toscana, Emilia, Umbria e Sardegna commissariate per il mancato dimensionamento scolastico

Il Governo: "Viola impegni PNRR". Protestano Pd e M5S

Le regioni di centrosinistra Toscana, Emilia, Umbria e Sardegna commissariate per il mancato dimensionamento scolastico

“Guarda caso, commissariate quattro regioni di centrosinistra”, è stato il coro unanime di protesta levatosi dall’opposizione.

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato, nella seduta di ieri 12 gennaio 2025, il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. La decisione è stata adottata a seguito del mancato varo dei piani regionali di dimensionamento scolastico per il prossimo anno, un adempimento ritenuto essenziale dal Governo nell’ambito degli impegni assunti con l’Unione europea.

Secondo quanto precisato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim), le quattro Regioni non hanno approvato nei tempi previsti i piani richiesti, “che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico”. Un ritardo che, sottolinea il Ministero, espone l’Italia al rischio di perdere risorse già assegnate attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Cos’è il dimensionamento scolastico e perché è centrale nel PNRR

Il dimensionamento scolastico è una riforma prevista dal Pnrr, definita durante il precedente Governo, con l’obiettivo di adeguare la rete delle autonomie scolastiche alla reale consistenza della popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo impegno, avverte il Mim, potrebbe compromettere l’erogazione delle rate del Piano europeo.

Il Ministero chiarisce inoltre che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e “non comporta la chiusura di plessi scolastici”. In altre parole, l’accorpamento è di tipo giuridico e non implica la soppressione fisica delle scuole né la cancellazione di servizi essenziali per studenti e famiglie.

La legittimità della riforma

Sul tema del dimensionamento, ricorda ancora il Mim, la Corte costituzionale si è espressa in tre diverse occasioni, confermando la legittimità dell’azione del Governo e ribadendo la necessità di una leale cooperazione tra Stato e Regioni.

Anche sul fronte amministrativo, i ricorsi presentati dalle Regioni che non hanno adempiuto sono stati respinti: tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato hanno infatti confermato la correttezza dell’impostazione governativa.

Valditara: “Provvedimento necessario per rispettare gli impegni europei”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito il commissariamento un atto inevitabile.

Le regioni di centrosinistra Toscana, Emilia, Umbria e Sardegna commissariate per il mancato dimensionamento scolastico
Il ministro Giuseppe Valditara

“Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del PNRR e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico”, ha dichiarato il ministro.

Valditara ha inoltre rivendicato il metodo seguito dall’Esecutivo:

“In questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”.

Le proroghe concesse e il fallimento del dialogo

Prima di arrivare al commissariamento, alle quattro Regioni erano state concesse due proroghe per l’adozione dei piani: la prima con scadenza 30 novembre, la seconda fino al 18 dicembre. Tuttavia, sottolinea il Ministero, “non sono state compiute le necessarie formalizzazioni”, rendendo inevitabile l’intervento diretto del Consiglio dei Ministri.

Il commissariamento era già stato preannunciato nella lettera di convocazione inviata alle Regioni per un confronto sul taglio dei dirigenti scolastici previsto dai progetti Pnrr. All’incontro erano presenti i presidenti di Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, oltre ai rappresentanti del Governo, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Le Regioni contestano i criteri di calcolo

Dal fronte regionale emergono forti critiche, in particolare sul metodo di calcolo utilizzato per determinare i tagli.

L’assessore all’Istruzione dell’Umbria, Fabio Barcaioli, ha spiegato che “contestiamo il metodo di calcolo con il quale vengono assegnate alle regioni i tagli: il Pnrr prevedeva una razionalizzazione, ma non i tagli”.

Secondo le Regioni, l’impostazione governativa non terrebbe conto delle specificità territoriali, soprattutto in aree caratterizzate da bassa densità abitativa o da difficoltà di collegamento.

Le reazioni politiche: Pd e M5S contro il Governo

Durissima la presa di posizione del Partito Democratico, che in una nota firmata da numerosi parlamentari parla di un “governo miope”. Secondo il Pd, il dimensionamento non può essere ridotto a un mero problema numerico:

“È una questione di equità, di accessibilità e di qualità educativa”.

I dem contestano l’approccio definito “unilaterale e autoritario” e criticano la scelta di nominare un commissario ad acta invece di avviare un vero confronto politico con gli enti locali. Viene inoltre sottolineato che, in molte aree interne, la scuola rappresenta l’unico presidio pubblico, e ogni intervento rischia di avere conseguenze gravi su intere comunità.

Sulla stessa linea anche il Movimento 5 Stelle, secondo cui il commissariamento rappresenta un segnale di rigidità politica prima ancora che amministrativa. Il punto centrale della protesta è comune: ridurre le autonomie scolastiche significa incidere sulla capacità delle scuole di gestire servizi complessi in territori già fragili.

Cosa comporta concretamente il dimensionamento

Dal punto di vista tecnico, il dimensionamento consiste nell’accorpamento giuridico delle istituzioni scolastiche sottodimensionate, cioè con un numero di studenti inferiore ai parametri stabiliti. Questo non comporta la chiusura delle scuole né la soppressione dei posti di direttore amministrativo o del personale Ata. Una norma specifica su questo aspetto è attesa in uno dei prossimi Consigli dei Ministri.

La riduzione riguarda invece il posto di dirigente scolastico, che in molti casi — fa notare il Ministero — è già vacante e coperto tramite reggenza.

I numeri Regione per Regione

Nel dettaglio, i tagli previsti sarebbero contenuti: 16 autonomie su 450 in Toscana, 17 su 515 in Emilia-Romagna, 9 su 232 in Sardegna e 2 su 132 in Umbria.

I numeri sono stati ridotti grazie a una revisione dei parametri stabiliti dal precedente esecutivo, consentendo il recupero di circa 80 autonomie scolastiche che inizialmente sarebbero state soppresse.

Ricorsi, precedenti e prossime scadenze

Alcune Regioni hanno impugnato la riforma contestando anche il conteggio della popolazione studentesca. Tra le prime a ricorrere c’è stata la Campania, che però, con il nuovo governatore Roberto Fico, ha successivamente annunciato la volontà di procedere autonomamente, evitando così il commissariamento.

Il decreto governativo è atteso per la fine di gennaio, in modo da garantire il corretto svolgimento delle procedure di iscrizione, che dovranno concludersi entro il 14 febbraio.

Le voci dei presidenti di Regione

La presidente dell’Umbria, Stefania Proietti, ha espresso forte preoccupazione:

“Non si possono tagliare le autonomie scolastiche… si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia”.

In Emilia-Romagna, il presidente Michele de Pascale rivendica l’efficienza della rete scolastica regionale, definita “virtuosa”, ma denuncia l’imposizione di ulteriori riduzioni:

“Ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie… difendere la scuola pubblica è una scelta morale”.

In Sardegna, l’assessora all’Istruzione Ilaria Portas ricorda come la Regione abbia già effettuato numerosi accorpamenti negli ultimi anni e considera un nuovo intervento restrittivo potenzialmente “deleterio”.