CLAMOROSO

“America verso la Repubblica delle banane”, scoppia il caso della Federal Reserve

Anche altri ex presidenti della Federal Reserve ancora in vita, insieme ad altri autorevoli ex responsabili della politica economica statunitense, hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui definiscono l’iniziativa giudiziaria “inappropriata” e potenzialmente pericolosa per l’equilibrio istituzionale del Paese

“America verso la Repubblica delle banane”, scoppia il caso della Federal Reserve

Da Stato più potente al mondo a “Repubblica delle banane”.

Un paradosso, o forse più probabilmente una provocazione specie in un momento storico dove gli Stati Uniti sotto la guida Trump sono impegnati a “mettere il cappello” o a cercare di essere determinanti nella soluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, così come a Gaza, in Iran, in Venezuela.

O addirittura a disegnare mire espansionistiche in Groenlandia, magari addirittura con un’operazione militare.

Ma in queste ore ad agitare la politica interna ed economica americana c’è il terremoto che sta interessando la Federal Reserve, la Banca centrale americana, con l’ennesimo scontro tra Donald Trump e il numero uno della Fed, Jerome Powell.

La strada verso la “Repubblica delle banane”

Ecco perché il giudizio dell’ex presidente della banca centrale americana e poi segretario al Tesoro con Biden, Janet Yellen è stato perentorio e nefasto nelle sue previsioni:

L’ex presidente della Fed Janet Yellen

“È la strada verso la Repubblica delle banane”.

Come detto, infatti, è ormai uno scontro frontale quello tra Donald Trump e Jerome Powell, da tempo divisi sulle scelte di politica monetaria degli Stati Uniti.

E gli ultimi accadimenti tra la fine della settimana e l’inizio di questa stanno alimentando ulteriormente la tensione.

In un passaggio che non ha precedenti nella storia recente del Paese, il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine penale sul presidente della Federal Reserve.

L’obiettivo è accertare se, durante un’audizione al Congresso la scorsa estate, Powell abbia fornito informazioni non corrette sull’aumento dei costi del maxi-progetto di ristrutturazione della sede della Fed, un intervento da circa 2,5 miliardi di dollari.

La sede della Federal Reserve

Lo scontro tra Trump e Powell, l’impatto sui mercati

La mossa ha avuto un impatto immediato sui mercati ed è stata accolta con forte preoccupazione da analisti e osservatori istituzionali, che vedono nell’inchiesta un possibile colpo all’autonomia della banca centrale.

Per i critici di Trump, si tratterebbe dell’ennesimo segnale di un’espansione aggressiva del potere esecutivo, esercitato anche attraverso un uso politico delle istituzioni giudiziarie.

Da qui, la previsione di Yellen sulla “Repubblica delle banane”.

Nel frattempo, a Wall Street la reazione è stata per ora contenuta: dopo un avvio negativo, gli indici hanno recuperato parzialmente, con il Dow Jones leggermente in calo e gli altri listini che hanno registrato un segno positivo.

Più evidenti i segnali di tensione su altri fronti: oro e argento hanno toccato nuovi massimi storici, il dollaro si è indebolito e i rendimenti dei Treasury decennali sono saliti.

La reazione del presidente della Fed

Da parte sua, Powell ha preso posizione con un videomessaggio dai toni molto netti.

Pur ribadendo il proprio rispetto per lo Stato di diritto e per i meccanismi di responsabilità democratica, ha sottolineato che l’iniziativa del Dipartimento di Giustizia “va letta all’interno di un contesto più ampio di pressioni e intimidazioni costanti da parte dell’amministrazione, finalizzate a ottenere un allentamento della politica dei tassi e un maggiore controllo sulla Fed”.

E ancora, secondo il numero uno della banca centrale, l’indagine non riguarderebbe realmente né la testimonianza resa al Congresso né la gestione del progetto edilizio.

Si tratterebbe piuttosto di un pretesto: la vera ragione sarebbe la scelta della Federal Reserve di fissare i tassi di interesse sulla base dell’interesse generale dell’economia, e non in funzione delle preferenze politiche del presidente, che da tempo chiedere di ridurli.

La posizione (sarcastica) di Trump

Trump invece ha liquidato la vicenda con sarcasmo, dichiarando in un’intervista a NBC News di non essere a conoscenza dell’inchiesta e attaccando Powell sia per la gestione della Fed sia per quella dei lavori di ristrutturazione.

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Il presidente Usa Donald Trump

Un’affermazione che contrasta con le accuse di chi ritiene il Dipartimento di Giustizia sempre più allineato alle battaglie personali del presidente.

Riguardo al “caso” che ha scatenato il polverone di questi giorni, durante una visita al cantiere della Fed lo scorso luglio, Trump aveva contestato pubblicamente lo sforamento dei costi.

Era stato però corretto da Powell davanti alle telecamere: per molti si trattò di un affronto che, a quanto pare, non è mai stato dimenticato.

Le altre reazioni, anche tra i Repubblicani c’è dissenso

Oltre a quella clamorosa di Janet Yellen, anche gli altri ex presidenti della Federal Reserve ancora in vita, insieme ad altri autorevoli ex responsabili della politica economica statunitense, hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui definiscono l’iniziativa giudiziaria “inappropriata” e potenzialmente pericolosa per l’equilibrio istituzionale del Paese.

Critiche naturalmente sono arrivate anche dal mondo “dem”, ma qualche voce “fuori dal coro” inizia a sollevarsi anche tra i repubblicani.

Come ad esempio dalle parole al Senato di Thom Tillis, membro della Commissione bancaria, ha annunciato che bloccherà qualsiasi nomina proposta da Trump per la Federal Reserve — incluso il futuro successore di Powell — fino a quando la vicenda non sarà chiarita.

Il senatore Thom Tillis repubblicano oggi in dissenso con Trump

Alla sua posizione si è associata anche la senatrice Lisa Murkowski.

Per Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, l’episodio alimenta timori concreti sul fatto che l’indipendenza della Fed sia ormai sotto attacco.

L’ennesimo attacco a Powell, c’entrano le elezioni di “medio termine”?

Resta però aperta la domanda sul perché Trump abbia scelto di forzare lo scontro proprio ora, a pochi mesi dalla fine del mandato di Powell, prevista per maggio.

Lo stesso Powell ha già indicato come possibile successore Kevin Hassett, attuale direttore del National Economic Council e tra l’altro considerato molto vicino alla linea della Casa Bianca.

Kevin Hasset, sarà il nuovo presidente della Fed?

Le spiegazioni, secondo diversi osservatori, sarebbero almeno tre: inviare un messaggio a Powell e agli altri banchieri centrali riguardo la vicenda spinosa dei tassi d’interesse o individuare forse un bersaglio politico in vista delle elezioni di medio termine.