Emergono nuovi elementi decisivi nell’inchiesta sulla strage di Capodanno a Le Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 40 persone, tra cui sei giovani italiani, e il ferimento di oltre cento presenti. Al centro delle indagini ci sono ora le ammissioni del proprietario Jacques Moretti, le responsabilità dell’amministrazione comunale e una nuova legge cantonale entrata in vigore 86 minuti prima dell’incendio, che potrebbe ridisegnare il quadro dei risarcimenti e delle responsabilità civili.
Le ammissioni del titolare Jacques Moretti (e della moglie)
Secondo quanto riportato dalla Radio televisione svizzera (Rts) citando fonti confidenziali, Jacques Moretti avrebbe ammesso davanti agli inquirenti che una porta di servizio al pianterreno del locale era chiusa a chiave dall’interno la notte dell’incendio. La Rts ha precisato che non si trattava dell’uscita di emergenza del seminterrato, come inizialmente indicato, ma di una porta che Moretti avrebbe sbloccato personalmente dall’esterno dopo essere arrivato sul posto, trovando diversi corpi senza vita ammassati davanti ad essa.
Il titolare del Constellation, attualmente in custodia cautelare per pericolo di fuga, ha inoltre dichiarato di non sapere perché quella porta fosse stata bloccata. Sarà ora l’inchiesta penale, coordinata da quattro procuratrici, a stabilire se le sue dichiarazioni siano attendibili e se la chiusura della porta sia riconducibile a responsabilità dirette dei gestori.
Un’altra ammissione pesa in modo rilevante sul quadro accusatorio: Moretti ha dichiarato di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente del soffitto, acquistandola in un negozio di bricolage. Si tratta di un materiale altamente infiammabile, ritenuto dagli inquirenti uno dei fattori chiave della rapidissima propagazione delle fiamme e dello sviluppo di fumi tossici che hanno reso il locale irrespirabile in pochi minuti.

Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric, quest’ultima agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sono attualmente indagati per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Tuttavia, alla luce delle nuove circostanze – porta chiusa, materiale infiammabile noto come pericoloso, consapevolezza dei rischi – la procura potrebbe valutare la riqualificazione del reato in omicidio con dolo eventuale, ipotesi che comporterebbe pene fino a venti anni di reclusione.
Nei verbali diffusi da Bfmtv, Jessica Maric ha raccontato di aver visto le fiamme arancioni in un angolo del locale e di aver urlato “uscite tutti”, prima di chiamare i pompieri alle 1.28 e il marito. Ha riferito di essere riuscita a risalire senza difficoltà la scala che pochi istanti dopo si sarebbe trasformata in una trappola mortale, dove sono stati trovati accatastati 34 corpi.
Jacques Moretti, arrivato poco dopo, ha tentato di entrare dalla veranda, poi ha forzato la porta di servizio posteriore. Sul pavimento ha trovato decine di feriti e il corpo senza vita della cameriera Cyane Panine, di 24 anni, sulla quale ha tentato invano un massaggio cardiaco.
Le responsabilità del Comune e le scuse della vicesindaca
Parallelamente, l’inchiesta sta valutando anche le responsabilità dell’amministrazione comunale di Crans-Montana. Il sindaco Nicolas Féraud ha ammesso che nessun controllo di sicurezza è stato effettuato dal 2019, mentre la vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz ha pubblicamente chiesto scusa per le omissioni.

“Sui controlli c’è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza“, ha dichiarato Clivaz alla Rts, rivolgendo un messaggio di vicinanza alle famiglie delle vittime. Nessuna ipotesi di dimissioni è stata però avanzata dall’amministrazione.
Gli inquirenti stanno acquisendo documenti e informative in un fitto scambio tra il Comune, il Ministero pubblico di Sion e gli uffici cantonali, per chiarire l’articolazione delle responsabilità tra Comune e Cantone del Vallese, che detiene la competenza legislativa sulla protezione antincendio.
La legge entrata in vigore 86 minuti prima della strage
A rendere ancora più complesso il quadro è una nuova legge cantonale sull’edilizia, entrata in vigore allo scoccare della mezzanotte del 1° gennaio, appena 86 minuti prima dell’incendio. La norma – l’ex articolo 25 diventato articolo 37 – introduce un capoverso che stabilisce che l’autorità competente non è responsabile dei danni derivanti da violazioni di legge commesse dai proprietari degli edifici o dai loro rappresentanti.
Secondo il quotidiano Blick, questa disposizione potrebbe, in teoria, consentire al Comune di sottrarsi alla responsabilità civile nei confronti delle vittime. L’avvocato ed ex presidente di tribunale Pascal Schmid ha confermato che la norma sarebbe applicabile all’incendio, poiché il danno si è verificato quando la nuova legge era già in vigore.

Tuttavia, lo stesso Schmid ha sottolineato che la questione è giuridicamente complessa: i tribunali potrebbero considerare determinante la mancata vigilanza avvenuta negli anni precedenti, sotto il regime della vecchia legge, rendendo così inapplicabile l’esclusione di responsabilità. Inoltre, resta da verificare la compatibilità della norma con la Costituzione cantonale e federale, che prevede la responsabilità degli enti pubblici per i danni causati dai propri funzionari.
La procura generale del Vallese non esclude che l’indagine possa coinvolgere funzionari comunali e cantonali, anche per evitare il rischio di inquinamento delle prove. Mentre il lutto resta ancora vivo, l’inchiesta sulla strage di Crans-Montana entra ora nella sua fase più delicata: stabilire chi sapeva, cosa sapeva e chi ha accettato consapevolmente un rischio mortale.