CORTEI DI SANGUE

Proteste Iran, spari sulla folla e blackout di internet: almeno 116 morti e oltre 2.600 arresti

Annunciata linea durissima: i manifestanti potranno essere perseguiti con la pena di morte. L’invito è di procedere senza "alcuna clemenza"

Proteste Iran, spari sulla folla e blackout di internet: almeno 116 morti e oltre 2.600 arresti

Nella notte tra sabato 10 e domenica 11 gennaio 2026, slogan antigovernativi hanno risuonato nelle strade di Teheran, mentre migliaia di manifestanti hanno dato vita a quello che viene definito il più grande movimento contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni. Le proteste proseguono nonostante una repressione sempre più dura e un blackout quasi totale di internet, imposto dalle autorità da oltre 60 ore.

La sanguinosa repressione della protesta

Le manifestazioni, iniziate due settimane fa per le difficoltà economiche, si sono rapidamente estese a tutto il Paese trasformandosi in una contestazione diretta al potere religioso. Secondo l’ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), il numero delle vittime è salito ad almeno 116 morti, quasi raddoppiando in poche ore. Tra le vittime figurano sette minorenni. L’ong riferisce inoltre di 2.638 arresti e precisa che la maggior parte delle persone è stata uccisa da munizioni vere o da colpi di arma da fuoco a pallini, spesso sparati a distanza ravvicinata. Tra i morti ci sarebbero anche 37 membri delle forze armate o di sicurezza e un pubblico ministero.

Video verificati dall’Afp mostrano nuove proteste nel nord della capitale, con fuochi d’artificio in piazza Punak, manifestanti che battono pentole e cori a favore della dinastia Pahlavi, deposta nel 1979. Nonostante la censura digitale, le proteste continuano anche di notte. Secondo la Bbc, ospedali di Teheran e di altre città sono pieni di morti e feriti. Medici parlano di colpi sparati alla testa e al cuore dei giovani e di strutture sanitarie entrate in modalità di crisi. Testimoni riferiscono di corpi ammucchiati nei reparti.

Linea durissima: pena di morte senza “alcuna clemenza”

Il comandante in capo della polizia nazionale, Sardar Radan, ha dichiarato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato“, lodando quelli che ha definito “arresti importanti” e sostenendo che i principali responsabili dei disordini siano stati fermati. Le organizzazioni per i diritti umani hanno espresso forte preoccupazione per l’intensificarsi della repressione.

Sul fronte giudiziario, il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha annunciato una linea durissima: i manifestanti potranno essere perseguiti come “nemici di Dio” (mohareb), un’accusa che in Iran può comportare la pena di morte. L’invito alle procure è di procedere rapidamente e senzaalcuna clemenza“.

Il blackout di internet, che secondo Netblocks rappresenta “una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese“, rende impossibile una verifica indipendente dei numeri reali. Ma, nonostante repressione, arresti di massa e isolamento digitale, le proteste continuano da oltre quattordici giorni, rappresentando una delle sfide più grandi al regime degli ayatollah degli ultimi anni.