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Occupazione, il Pd sui dati Istat: “Peccato il Governo taccia sui 12 milioni di inattivi”

Cala la disoccupazione anche se ci sono 34mila occupati in meno. Sembra un paradosso, ma oltre a questo si dibatte soprattutto sul "terzo incomodo", ovvero chi non ha un lavoro e non lo cerca

Occupazione, il Pd sui dati Istat: “Peccato il Governo taccia sui 12 milioni di inattivi”

Cala la complessivamente disoccupazione, anche se ci sono 34mila occupati in meno. Sembra un paradosso, ma oltre a questo si dibatte soprattutto sul “terzo incomodo”, ovvero i cosiddetti “inattivi” (chi non ha un lavoro e non lo cerca o non è disponibile).

Occupazione in Italia, Meloni esulta

L’Istat ha diffuso negli ultimi giorni i dati provvisori sul mercato del lavoro relativi a novembre 2025, evidenziando un quadro sfaccettato in cui alcuni indicatori segnano progressi importanti, mentre altri sollevano preoccupazioni sullo stato complessivo dell’occupazione in Italia.

Secondo le statistiche, a novembre il numero di occupati si attesta a 24 milioni 188mila, ma su base mensile registra un lieve calo (-0,1%, pari a -34mila unità). La diminuzione riguarda principalmente donne, dipendenti a termine, lavoratori autonomi e fasce giovanili e intermedie d’età (15-24 e 35-49 anni), mentre cresce l’occupazione per i 25-34enni e resta sostanzialmente stabile per gli uomini, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 50 anni. Di conseguenza il tasso di occupazione scende a 62,6% (-0,1 punti).

Occupazione in Italia, Meloni esulta. PD: "Peccato tacciano sui 12 milioni di inattivi"
Occupazione

Nel frattempo, la disoccupazione cala ulteriormente al 5,7% (-0,1 punti), toccando il livello più basso dall’inizio delle serie storiche Istat nel 2004. Anche il tasso di disoccupazione giovanile si riduce al 18,8% (-0,8 punti). La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-2,0%, pari a -30mila unità) riguarda uomini, donne e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, per i quali si osserva un leggero aumento.

Tuttavia, questi segnali positivi convivono con elementi di criticità. In crescita sono infatti gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, +72mila unità), che portano il tasso di inattività al 33,5% (+0,2 punti). Osservando il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente, il numero di occupati supera quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità) grazie all’aumento di dipendenti permanenti e autonomi, mentre diminuiscono sia i disoccupati (-6,7%, pari a -106mila) sia gli inattivi (-0,3%, pari a -35mila).

Governo in festa: esulta la maggioranza

Di fronte ai dati, i rappresentanti della maggioranza non nascondono l’entusiasmo e li interpretano come una conferma della bontà delle politiche del governo.

Il deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Walter Rizzetto, commenta:

“Sono dati oggettivi al di là delle bandiere politiche: diminuisce la disoccupazione, anche quella giovanile, e per me questo è un grandissimo risultato. Vuol dire che le aziende resistono ed offrono un’occupazione stabile. Il prossimo step da poter portare a termine sarà un intervento laddove i salari sono un po’ più bassi.”

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a un post sui social un messaggio fiducioso:

“Il governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro. Avanti su questa strada.”

La ministra del Lavoro, Calderone, definisce i numeri “un dato senza precedenti”, sottolineando che la disoccupazione italiana si pone “al di sotto della media Ue e dell’area euro: un grande risultato del Paese, di imprenditori, lavoratori e professionisti”.

La senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini rincara la dose:

“Possiamo discutere e confrontarci a lungo sui temi economici partendo da punti di vista diversi, ma quando ci troviamo di fronte ai numeri anche i più accesi oppositori del Governo si devono arrendere: il trend occupazionale in Italia è in crescita stabile da anni fino a raggiungere livelli record, parallelamente la disoccupazione si attesta al livello più basso, pari al 5,7%, cioè al di sotto della media Ue e dell’area euro.”

Critiche dall’opposizione

Nel fronte opposto, il Partito Democratico accoglie i dati con rilievi critici e sottolinea l’importanza di leggere il quadro nel suo complesso, non solo attraverso l’ottica trionfalistica della maggioranza.

Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Pd, osserva:

Alle trombe e alle fanfare di Meloni e corteo al seguito sul dato relativo al calo della disoccupazione registrato nel mese di novembre (meno 30.000 persone) è stato giustamente contrapposto dagli osservatori più attenti il fatto che questo calo della disoccupazione non è dovuto all’aumento dell’occupazione, calata anch’essa di 34.000 unità, ma all’aumento, di 72.000 unità, degli inattivi.

Guerra evidenzia alcune criticità legate soprattutto agli under 50:

“Ma il dato più drammatico è un altro. Anche spostando l’attenzione, come è più giusto fare, non sull’ultimo mese ma sull’ultimo anno, e sui dati corretti per la componente demografica, la crescita dell’occupazione nell’ultimo anno è tutta concentrata sulle persone di più di 50 anni. Per i più giovani e in generale le persone con meno di 50 anni, la tendenza per cui cala la disoccupazione, ma cala anche l’occupazione e si gonfia il dato degli inattivi è molto molto impressionate”.

M5S: dati usati come propaganda, ma emergono problemi reali

Dal Movimento 5 Stelle arriva una critica ancor più dura all’uso politico dei dati Istat. Il capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto, attacca duramente l’esultanza della maggioranza:

“Anno nuovo, propaganda vecchia. Pure nel 2026 la destra non si smentisce e davanti ai nuovi dati Istat sull’occupazione, relativi a novembre scorso, riparte con l’ormai solito florilegio di dichiarazioni trionfanti.”

Carotenuto contesta soprattutto l’interpretazione ufficiale della disoccupazione come indicatore positivo, evidenziando che la statistica non tiene conto di un elemento fondamentale: gli inattivi.

“Peccato che Meloni e Calderone tacciano sui 12,4 milioni di inattivi, di cui 7 milioni 841mila donne, ossia individui che non studiano né lavorano ma che non vengono conteggiati fra i disoccupati perché un impiego neppure lo cercano.”

Secondo il parlamentare pentastellato, questi dati evidenziano “il fallimento del Governo sulle politiche attive”, e mette in luce come l’ultimo insuccesso su questo fronte sia rappresentato da una applicazione digitale costata 250mila euro di soldi pubblici e mai utilizzata da cittadini e lavoratori.

“Quando la finiranno con queste bufale? Pure gli italiani, ormai, hanno imparato a riconoscerle”, conclude Carotenuto.

Un quadro complesso: primi segnali positivi ma ombre strutturali

Il raffronto dei dati Istat mostra un mercato del lavoro in evoluzione, con alcuni segnali di crescita rispetto allo scorso anno ma anche elementi che richiedono attenzione e politiche mirate. La disoccupazione che scende allo 0,7% in più rispetto a novembre 2024 e tocca il 5,7%, livello da record, convivono con un calo degli occupati su base mensile, un aumento degli inattivi e dinamiche contraddittorie nei diversi segmenti della popolazione.

Le reazioni politiche ne riflettono la complessità: tra chi vede nei numeri la conferma delle scelte di governo, e chi sottolinea criticità strutturali che restano sullo sfondo, il dibattito sull’Italia del lavoro entra nel nuovo anno con prospettive positive e nodi da sciogliere.