dati allarmanti

Il 2025 è il secondo anno (degli ultimi 11) con più eventi meteo estremi in Italia

Il report di Legambiente: Lombardia, Sicilia e Toscana le regioni più colpite

Il 2025 è il secondo anno (degli ultimi 11) con più eventi meteo estremi in Italia

Il 2025 si chiude con un bilancio climatico che conferma, senza ambiguità, l’accelerazione degli effetti della crisi climatica anche nel nostro Paese. Secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, nel corso dell’anno sono stati registrati 376 eventi meteo estremi che hanno causato danni sul territorio italiano.

Il 2025 è il secondo anno (degli ultimi 11) con più eventi meteo estremi in Italia
Città Clima bilancio 2025

Si tratta del secondo valore più alto degli ultimi undici anni, superato solo dal 2023, quando gli eventi furono 383, e in aumento del 5,9% rispetto al 2024.

Un’Italia sempre più fragile

La fotografia scattata dall’Osservatorio restituisce un quadro preoccupante: allagamenti, frane, esondazioni, ondate di calore e siccità stanno diventando fenomeni sempre più frequenti e intensi.

Gli eventi più numerosi del 2025 sono stati gli allagamenti causati da piogge intense (139 casi), seguiti dai danni provocati dal vento (86) e dalle esondazioni fluviali (37). A questi si aggiungono 33 frane legate a precipitazioni intense, 31 episodi di grandinate, 17 eventi di temperature record, 16 casi di danni da siccità prolungata, 10 danni alle infrastrutture, 6 mareggiate e un evento che ha colpito il patrimonio storico.

Il 2025 è il secondo anno (degli ultimi 11) con più eventi meteo estremi in Italia
Enormi chicchi di grandine

Colpisce in particolare l’incremento di alcuni fenomeni rispetto all’anno precedente: i casi legati a temperature record sono aumentati del 94,1%, le frane del 42,4% e i danni da vento del 28,3%, segnali evidenti di un clima sempre più instabile ed estremo.

Nord Italia il più colpito

Dal punto di vista territoriale, nel 2025 è stato soprattutto il Nord Italia a pagare il prezzo più alto, seguito da Sud e Centro. Tra le grandi città spicca Genova, con 12 eventi meteo estremi, davanti a Milano e Palermo (7 ciascuna). A livello regionale, la Lombardia è la regione più colpita con 50 eventi, seguita dalla Sicilia (44) e dalla Toscana (41).

Il 2025 è il secondo anno (degli ultimi 11) con più eventi meteo estremi in Italia
Eventi estremi in Lombardia

Analizzando i dati provinciali, Genova sale a 16 eventi, seguita da Messina e Torino (12), Firenze e Treviso (11), Milano (10) e da Como, Lecce, Massa Carrara e Palermo (9).

Trasporti sotto pressione

Gli effetti degli eventi estremi si sono fatti sentire anche sul sistema dei trasporti. Nel 2025 sono stati 24 gli episodi che hanno causato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale, a causa di allagamenti, frane, piogge intense, temperature record e forti raffiche di vento. Un elemento che evidenzia come l’impatto climatico non riguardi solo l’ambiente, ma anche servizi essenziali e mobilità quotidiana.

Siccità: un’emergenza cronica

Accanto agli eventi improvvisi, il 2025 è stato segnato anche dalla persistenza della siccità, in particolare nel Sud Italia. Le aree più colpite sono state il nord della Sardegna, la Puglia e la Sicilia.

Vento e siccità riaccendono i focolai: dopo l'inferno di Angera, altri tre incendi
Siccità e roghi

In Sardegna, nella zona della Nurra, molte aziende agricole sono state costrette a rinunciare alle colture, con pesanti ricadute economiche. La situazione degli allevamenti è diventata drammatica, con il rischio concreto di lasciare gli animali senz’acqua a causa del prosciugamento dei pozzi, costringendo le aziende ad acquistare acqua a costi insostenibili.

In Sicilia, a settembre, i 12 sindaci del comprensorio irriguo di Ribera hanno chiesto una terza irrigazione di soccorso per tentare di salvare le coltivazioni, in particolare i frutteti di qualità. In Puglia, la Giunta comunale di San Severo (Foggia) ha deliberato la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale per la prolungata siccità e le alte temperature che hanno colpito la Capitanata, aggravando una crisi idrica che dura ormai da anni.

Caldo record e impatti sulla salute

Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service, è ormai quasi certo che il 2025 sarà il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023 e subito dopo il 2024. Il periodo 2023-2025 potrebbe superare per la prima volta, come media triennale, la soglia di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali fissata dagli Accordi di Parigi.

Tra gennaio e novembre, la temperatura media globale del 2025 è stata 0,60°C superiore alla media 1991-2020 e 1,48°C oltre i valori preindustriali. In Europa, il caldo record ha caratterizzato l’intera estate. Uno studio condotto da Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine ha stimato che il cambiamento climatico sia stato responsabile del 68% dei 24.400 decessi per caldo dell’estate 2025, pari a 16.500 morti in più rispetto a un’estate senza riscaldamento di origine antropica.

Le città italiane risultano le più colpite tra quelle analizzate, con 4.597 decessi stimati, seguite da Spagna, Germania e Francia. Nelle capitali europee, Roma registra 835 decessi, Atene 630 e Parigi 409. Le persone con più di 65 anni rappresentano l’85% delle vittime, un dato che evidenzia la crescente vulnerabilità della popolazione anziana.

Eventi estremi nel mondo

Il 2025 è stato segnato anche da gravi eventi climatici a livello globale. In Argentina, a marzo, le alluvioni a Bahía Blanca hanno causato almeno 16 morti e migliaia di sfollati. Negli Stati Uniti, a luglio, l’esondazione del fiume Guadalupe in Texas ha provocato 136 vittime.

Fra agosto e settembre, le alluvioni in Pakistan e nel nord-ovest dell’India hanno causato oltre 1.000 morti e milioni di sfollati. In ottobre, l’uragano Melissa ha devastato i Caraibi con oltre 1.800 vittime, mentre a novembre il Vietnam ha subito gravi inondazioni con più di 90 morti.

Il costo economico e il nodo dell’adattamento

Secondo uno studio dell’Università di Mannheim, nel solo 2025 i danni causati in Italia da ondate di calore, siccità e alluvioni ammontano a 11,9 miliardi di euro. Le proiezioni indicano che, senza interventi strutturali, questa cifra potrebbe salire a 34,2 miliardi entro il 2029.

Legambiente denuncia come nel nostro Paese le azioni di adattamento siano ancora sporadiche, non coordinate e prive di un approccio multilivello. La mancata piena attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato a fine 2023, rappresenta uno dei principali nodi critici.

Ad oggi mancano sia l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, sia le risorse economiche necessarie per dare concretezza alle 361 misure previste dal Piano.

Senza una governance nazionale efficace, finanziamenti certi e il coinvolgimento di Regioni ed enti locali, avverte Legambiente, il rischio è che il Piano resti sulla carta, mentre il Paese continua a fare i conti con un clima sempre più estremo e con un territorio sempre più fragile.