Discorso

Cosa dirà Mattarella stasera nel suo undicesimo messaggio di fine anno alla nazione

Appuntamento alle 20.30 a reti unificate

Cosa dirà Mattarella stasera nel suo undicesimo messaggio di fine anno alla nazione

Sergio Mattarella si prepara a rivolgere agli italiani il suo undicesimo messaggio di fine anno. L’appuntamento è per questa sera, mercoledì 31 dicembre, alle 20.30, a reti unificate. Come da tradizione, il Presidente della Repubblica parlerà in piedi dallo Studio alla Vetrata del Quirinale, con alle spalle il Tricolore e la bandiera dell’Unione europea. La durata prevista è di circa 15 minuti.

Il cuore del messaggio: giovani, partecipazione e senso civico

Al centro dell’intervento del Capo dello Stato ci sarà soprattutto un appello ai cittadini, e in particolare ai giovani, chiamati a “prendere in mano le proprie sorti” e, con esse, quelle della Repubblica. Mattarella ha sempre mostrato attenzione costante verso le nuove generazioni, denunciando negli anni precariato, salari insufficienti, costo della vita e fuga all’estero dei talenti.

Secondo i dati del Cnel, tra il 2011 e il 2024 sono emigrati oltre 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Numeri che pesano sul futuro del Paese e che il Presidente richiama spesso come segnale di un disagio da ascoltare e affrontare con risposte concrete.

Il messaggio di fine anno sarà quindi un invito alla partecipazione attiva, anche attraverso il voto. Mattarella ha più volte messo in guardia dal rischio di una “democrazia degli astenuti”, definendo l’astensionismo un vulnus profondo per la vita democratica.

Coesione sociale per la tenuta del Paese

Un altro asse centrale del discorso sarà la coesione sociale, indicata dal Presidente come condizione indispensabile per garantire la tenuta del Paese in una fase segnata da diseguaglianze, fratture sociali e incertezze economiche.

Nel suo stile sobrio e misurato, Mattarella richiamerà i valori costituzionali – solidarietà, uguaglianza, rispetto della persona, partecipazione – come elementi che tengono unite le generazioni e rafforzano il vivere civile. Non parla un leader politico, ma l’istituzione di garanzia disegnata dalla Costituzione, chiamata a indicare una bussola in tempi complessi.

Pace e scenario internazionale: un “crinale pericoloso”

Pur senza entrare nei dettagli dell’attualità politica internazionale, il Presidente non potrà evitare un riferimento alla situazione globale, più volte definita un “crinale pericoloso”. La guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e le molte crisi aperte nel mondo incidono direttamente anche sulla fiducia nel futuro degli italiani.

Mattarella tornerà a invocare una pace “vera e giusta”, riaffermando il valore dell’ordine internazionale fondato sul diritto e il ruolo dell’Europa, definita più volte una delle più riuscite esperienze di pace e democrazia tra i popoli.

Verso l’80° anniversario della Repubblica

Il 2026 segnerà poi un passaggio simbolico di grande rilievo: gli 80 anni della nascita della Repubblica, sancita dal referendum del 2 giugno 1946, che aprì la stagione democratica e introdusse il voto alle donne. Un anniversario che, nelle intenzioni del Quirinale, non dovrà essere celebrato come una semplice ricorrenza, ma come un’occasione di memoria attiva e responsabilità quotidiana.

Il richiamo a quella scelta storica diventa così un invito implicito a non dare mai per scontata la democrazia e a custodirla attraverso l’impegno personale.

Un rito civile che guarda al futuro

Il messaggio di fine anno non è solo un rito che precede il cenone e i brindisi, ma un momento di riflessione collettiva sul bene comune. Con toni pacati e parole misurate, Sergio Mattarella cercherà ancora una volta il contatto diretto con i cittadini, soprattutto con i più giovani, per rafforzare speranza, fiducia e senso di appartenenza.

“La speranza siamo noi. Il nostro impegno. Le nostre scelte”, aveva ricordato lo scorso anno.

Un filo conduttore che torna anche in questo undicesimo discorso, in cui il futuro dell’Italia viene affidato, ancora una volta, alla responsabilità condivisa di chi la abita.