Finalmente anche un giudice ha stabilito che il cosiddetto “test del carrello” è un’autentica porcata. Ma come si fa a licenziare un cassiere perché non è stato in grado di accorgersi che un ispettore fintosi ladro ha nascosto nella spesa della merce rubata?
E infatti il licenziamento è stato illegittimo:
“Il giudice – ha riferito il segretario Filcams Cgil Siena, Mariano Di Gioia, al Corriere – ha anche condannato Pam Panorama al reintegro del lavoratore, al pagamento del danno subito e alle spese processuali, tutte a carico di Pam Panorama”.
Anche se non sa quando potrà tornare dietro il registratore di cassa, naturalmente contentissimo l’interessato – per sé e per la sacrosanta battaglia civile intentata – che ha deciso di andare comunque in causa dopo che la catena di supermercati aveva fatto marcia indietro “offrendo” 10 giorni di sospensione in cambio del licenziamento in tronco.
Ingannato col “test del carrello” e licenziato: reintegrato
Fabio Giomi (in copertina), 62 anni, storico cassiere e delegato sindacale al Punto Pam della stazione di Siena, era stato licenziato dopo esser stato ingannato dal cosiddetto “test del finto cliente” o “test del carrello”.
Durante un controllo, gli ispettori avevano nascosto alcuni cosmetici nel carrello e Giomi non li aveva rilevati. Aveva già affrontato test simili in passato, che aveva superato, ma questa volta l’azienda aveva deciso l’allontanamento.

“Il test del carrello è un atto vessatorio di controllo dei dipendenti – così Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil Siena – I cassieri non sono poliziotti e non possono essere accusati di complicità se un cliente nasconde un prodotto. Questa pratica mette a rischio la loro dignità e crea un clima lavorativo inaccettabile”.
Altri tre casi sempre in Toscana
Anche a Livorno, altri due dipendenti erano stati licenziati con modalità simili. Tommaso, con quasi trent’anni di servizio presso il punto vendita del quartiere Corea, sarebbe stato vittima di una vera e propria trappola: gli ispettori avrebbero nascosto prodotti e creato provocazioni psicologiche alla cassa per indurlo all’errore, secondo i sindacati.
Davide, con oltre vent’anni di anzianità presso il punto vendita di via Roma, era stato invece bersagliato da contestazioni disciplinari continue e ritenute infondate dai sindacati.
E ancora a Fornacette, nel comune di Pontedera (Pisa), un altro episodio legato al cosiddetto “test del carrello”, la pratica interna utilizzata in alcuni supermercati (ma appunto in questi ultimi tempi soprattutto alla Pam, catena nata a Padova negli anni Sessanta come acronimo di “Più a meno“) per verificare l’attenzione del personale alle potenziali sottrazioni di merce.
Era stata sospesa una cassiera “pizzicata” dagli ispettori dopo che, durante un controllo, un mascara era stato nascosto all’interno di una confezione di castagne.
I sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs
Vi riproponiamo una recente nota congiunta dei sindacati, che sintetizza perfettamente la vicenda:
Il comunicato stampa inviato dal gruppo Pam Panorama rischia di essere la classica toppa peggiore del buco.
Si parla infatti di “un’escalation di furti, rapine e delinquenza: ammanchi per 30 milioni di euro, episodi di microcriminalità che interessano quotidianamente la rete dei punti vendita, bande organizzate, gruppi di minori e individui che rubano sistematicamente”.
Oltre a dipingere uno scenario poco verosimile e artatamente esasperato, ciò che balza all’occhio è la risposta concreta dell’azienda.
Chi, più delle lavoratrici e dei lavoratori, può rappresentare un elemento di dissuasione rispetto a quanto sopra?
E cosa sceglie di fare Pam Panorama? Mette in scena presunti furti che coinvolgerebbero i dipendenti, così da licenziare lavoratori con esperienze decennali.
Oppure riduce la sicurezza e la vigilanza nei propri punti vendita, salvo poi utilizzare 40 “ispettori” interni dedicati esclusivamente a controllare i lavoratori, e non le fantomatiche bande di minori delinquenti che – secondo l’azienda – affollerebbero i supermercati del gruppo.
Ricordiamo che sono stati licenziati lavoratori non solo per l’ormai famoso “test carrello”, ma anche per pochi minuti di ritardo, per non aver salutato i clienti, per non aver trovato una confezione di salmone e per altri episodi di analoga portata.
La strumentalizzazione è tutta da parte dell’azienda, che probabilmente non immaginava una risposta così compatta e determinata dei lavoratori che, insieme alle rappresentanze sindacali, hanno fin da subito fatto sentire la propria voce e denunciato l’accaduto. Parliamo di un’azienda che non mostra una reale prospettiva di rilancio e che, anzi, oltre a espellere storici lavoratori, continua nella sua opera di chiusura dei punti vendita più radicati sul territorio, come l’ultimo caso di Campi Bisenzio.
Salvo poi dirsi disponibile a proseguire un confronto “costruttivo” con le organizzazioni sindacali sulle materie previste dalla legge e nelle sedi opportune.
In che modo intende l’azienda il confronto costruttivo? Presentandosi agli incontri sindacali con personale della sicurezza interna?
E per quale ragione? Forse per intimidire la platea? Tentativo, peraltro, non riuscito. È inaccettabile che un’azienda storica come questa ricorra a tali azioni, in totale spregio delle norme e, soprattutto, calpestando la dignità di chi da anni lavora all’interno del gruppo.
Filcams, Fisascat e Uiltucs continueranno pertanto a impegnarsi per fermare le azioni di Pam Panorama, anche attraverso ulteriori iniziative di mobilitazione nazionale e la denuncia di quanto sta accadendo.