Arriva l'ok del Governo

In Italia si potrà produrre il vino senza alcol: cosa prevede il decreto e perché è una svolta per il settore vitivinicolo

Lollobrigida: "Nuove opportunità per le imprese". Le organizzazioni del settore: "Il vino dealcolato non può essere considerato una moda passeggera, ma un cambiamento di lungo periodo"

In Italia si potrà produrre il vino senza alcol: cosa prevede il decreto e perché è una svolta per il settore vitivinicolo

Dopo oltre un anno di confronti e tensioni, arriva il punto fermo sulla produzione di vino dealcolato in Italia. Con la firma di un decreto interministeriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), viene finalmente definito un quadro normativo chiaro su regime fiscale, accise e modalità operative per la produzione di vini a zero o bassissima gradazione alcolica.

Un provvedimento atteso dal comparto, che consente alle imprese italiane di operare in un segmento in forte crescita alle stesse condizioni dei concorrenti europei, superando una lunga fase di incertezza normativa.

Cosa prevede il decreto sul vino dealcolato

Il decreto introduce per la prima volta regole precise e uniformi per la produzione e la conservazione del vino dealcolato sul territorio nazionale. In particolare, il testo stabilisce:

  • Definizioni chiare dei soggetti produttori, distinti in base ai volumi annui (più o meno di 1.000 ettolitri) consentendo un sistema regolatorio proporzionato alle dimensioni aziendali.
  • Regime fiscale e accise applicabili alla produzione di vino dealcolato, consentendo ai soggetti esercenti depositi fiscali di vino e di prodotti alcolici intermedi di effettuare, a determinate condizioni e entro limiti quantitativi, i processi di dealcolazione.
  • Rilascio delle autorizzazioni per la produzione e la conservazione del prodotto, con indicazione puntuale degli adempimenti amministrativi richiesti.
  • Regole per la circolazione del vino dealcolato, fondamentali per la tracciabilità e la vigilanza fiscale.
  • Limiti stringenti alle attività accessorie, consentite esclusivamente se direttamente funzionali al processo di dealcolazione, per evitare utilizzi impropri del titolo autorizzativo.

Al di là degli aspetti tecnici, il decreto introduce finalmente certezza del diritto, condizione essenziale per accompagnare l’innovazione senza mettere a rischio il patrimonio produttivo e identitario del vino italiano.

Lollobrigida: “Nuove opportunità per le imprese”

La regolamentazione consente alle aziende italiane di trasformare l’evoluzione dei consumi in una opportunità strutturale, evitando che l’assenza di norme favorisca investimenti esteri a discapito di quelli nazionali, come temuto negli ultimi anni.

“Con questo decreto diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Francesco Lollobrigida, ministro all’Agricoltura

“Il ministero è al fianco dei produttori e lo dimostrano gli interventi fatti nell’ultimo anno. Sono certo che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo settore”.

Il vino dealcolato esce così da una zona grigia normativa ed entra ufficialmente nel perimetro del settore vitivinicolo italiano, diventando una leva strategica per la competitività e lo sviluppo futuro del comparto.

La reazione del settore: “Non è una moda, ma un cambiamento strutturale”

Il decreto è stato accolto positivamente anche dalle organizzazioni di rappresentanza.

“Il via libera al decreto interministeriale rappresenta una bella notizia di fine anno dopo un periodo complesso per il settore”, ha commentato Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

Sulla stessa linea Luca Rigotti, presidente del settore vinicolo di Confcooperative Fedagripesca:

“Il vino dealcolato non può essere considerato una moda passeggera, ma un cambiamento di lungo periodo nei comportamenti di consumo, sul quale è giusto investire”.

Un passaggio chiave per il futuro del vino italiano

Con il nuovo decreto, l’Italia si allinea finalmente ai principali Paesi produttori europei, offrendo alle cantine – in particolare cooperative e medie imprese – la possibilità di presidiare un mercato in crescita, senza rinunciare alla qualità e alla riconoscibilità del vino italiano.

Una svolta normativa che segna l’inizio di una nuova fase per il settore vitivinicolo, chiamato a coniugare tradizione, innovazione e nuove esigenze dei consumatori.

Un mercato in crescita

Il mercato del vino dealcolato in Italia non è ancora massiccio, ma evidenzia una crescita significativa e tendenze positive, soprattutto tra i produttori e i consumatori più giovani. Le previsioni indicano un forte potenziale di espansione nei prossimi anni, soprattutto se combinato con l’innovazione normativa e la maggiore visibilità commerciale.

Dimensioni e valore del mercato

In Italia nel 2024 il mercato del vino dealcolato ha generato oltre 55 milioni di euro di vendite, con una crescita di circa +39% rispetto al 2023.

Globalmente, secondo i dati diffusi dall’Unione Italiana Vini, il mercato dei vini no-alcohol e low alcohol raggiunge un valore stimato di circa 2,4 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe arrivare a 3,3 miliardi di dollari entro il 2028.

Tendenze di crescita

Secondo le stime dell’Osservatorio UIV-Vinitaly, la produzione italiana di vini dealcolati è prevista in aumento di circa +60% nel 2025 rispetto al 2024, con predominanza dei vini a zero alcol (83%) e in particolare degli spumanti.

Anche a livello di consumo nei punti vendita del retail, i vini non alcolici mostrano un incremento di +31,3% in volume mentre il tradizionale vino con alcol è in calo.

Consumo e interesse dei consumatori

In Italia circa 21% dei consumatori ha mostrato interesse verso il vino alcol-free, con una quota ancora più alta tra i giovani (18-34 anni).

Secondo un’indagine, il segmento no/low-alcohol nel complesso rappresenta circa 0,7% delle vendite totali di vino in volume in Italia, una quota inferiore rispetto ad altri Paesi europei come Francia e Germania, ma con previsioni di crescita sostenuta entro il 2029.

Confronto con il mercato globale

A livello mondiale il mercato del vino dealcolato è ancora piccolo rispetto al totale del vino, ma cresce rapidamente. Alcuni studi stimano che il volume globale di vino dealcolato venduto nel 2024 abbia raggiunto 2,57 miliardi di dollari, con una crescita annua di oltre il 10% e potenziali quasi 7 miliardi di dollari entro il 2034.

Osservazioni qualitative

Il trend è trainato da cambiamenti nei consumi legati a salute, benessere e nuove generazioni, che tendono a preferire prodotti con minor contenuto alcolico.

Il segmento è ancora considerato di nicchia in Italia, ma con spazio per espansione soprattutto se accompagnato da una normativa chiara e da innovazioni di offerta.