CONSULTAZIONE

Cdm a gennaio per la data del referendum sulla separazione delle carriere: ipotesi metà marzo

Il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe avuto primi contatti con i leader dell'opposizione

Cdm a gennaio per la data del referendum sulla separazione delle carriere: ipotesi metà marzo

Nessuna decisione, per ora, sulla data del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. L’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno, riunito a Palazzo Chigi nel pomeriggio di ieri – lunedì 29 dicembre 2025 – e concluso in meno di un’ora, non ha affrontato il tema, rinviando ogni scelta al primo Cdm di gennaio.

Tajani: “Quando non cambia, conta giudizio italiani”

A confermarlo sono stati, al termine della riunione, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Non ne abbiamo parlato“, ha tagliato corto Musumeci con i cronisti.

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Antonio Tajani

Tajani ha ribadito che “non c’è ancora nessun accordo sulla data” e che se ne discuterà “all’inizio di gennaio“. Quanto alle ipotesi in campo, il leader di Forza Italia ha minimizzato le differenze:

Il primo marzo o il 22 marzo? Non cambia molto, quello che è importante è il giudizio degli italiani“.

Secondo quanto emerge, l’orientamento dell’esecutivo sarebbe quello di non arrivare al voto nei primissimi giorni di marzo, ma nelle settimane successive, comunque entro la fine del mese. Tra le date considerate più probabili restano quelle di metà marzo, in particolare il 15 o il 22, anche tenendo conto delle festività e delle scadenze politiche e istituzionali.

I contatti con le opposizioni per aprire al dialogo

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha seguito il dossier e illustrato in Cdm il decreto Ucraina – secondo quanto riportato da La Repubblicaavrebbe informato direttamente Schlein e Conte della scelta di non forzare i tempi e di rinviare la decisione sulla data. Una mossa interpretata come un segnale di disponibilità al dialogo, apprezzato dai vertici di Pd e M5S, che hanno annunciato una riflessione politica sul percorso referendario.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano

La frenata del governo risponderebbe comunque anche a valutazioni tecniche, legate al quesito che comparirà sulla scheda e ai possibili rischi di ricorsi, oltre che alla raccolta firme in corso, che ha tempo fino al 30 gennaio per raggiungere le 500 mila sottoscrizioni.

Per Tajani, che ha ricordato come la Cassazione si sia già espressa sulla richiesta del Parlamento, i tempi per fissare la data ci sono:

Abbiamo sessanta giorni, non credo che serva la raccolta delle firme“.

Ma la linea prevalente a Palazzo Chigi è quella della prudenza. Nessun blitz, nessuna accelerazione verso l’1 e 2 marzo, nonostante la legge lo consentirebbe. Il dossier giustizia resta aperto: la data della consultazione sulla separazione delle carriere verrà fissata a gennaio, con l’ipotesi di un voto a metà marzo che prende sempre più corpo.

Schlein e Conte lanciano l’appello contro la riforma 

Il rinvio della decisione non sarebbe legato alla raccolta firme avviata da 15 cittadini e aperta anche online, ma alla volontà del governo di evitare forzature e di rasserenare il clima con le opposizioni. Proprio nelle ore precedenti al Cdm, la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente del M5S Giuseppe Conte erano intervenuti pubblicamente sul tema del referendum e sui tempi della consultazione, criticando un’eventuale accelerazione.

“Serve anche la tua firma contro la riforma Nordio! 15 cittadini hanno avviato la raccolta firme contro la riforma Nordio, devono raccogliere 500mila firme per il referendum. Firma anche tu per dire NO alla volontà del governo Meloni di assoggettare la giustizia e la magistratura al potere di chi governa”.

Queste le parole sui social della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha lanciato un appello alla mobilitazione per il referendum contro la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.

“Perché non è una riforma che aiuterà i cittadini ad avere una giustizia più efficiente ed equa, come ha già ammesso lo stesso Nordio, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura e porsi al di sopra della legge. Per firmare bastano pochissimi minuti, e diciamo NO per difendere un principio fondamentale della democrazia“, conclude nel suo post.

Sul tema si è esposto sui social anche Giuseppe Conte.

Dobbiamo dare un segnale contro la riforma Nordio che non serve alla giustizia ma solo a proteggere la casta dei politici e renderla ancora più intoccabile. Servono 500mila firme: sono tante in così poco tempo, ma sta a noi partecipare. Nei commenti vi lascio il link a cui firmare: 2 minuti del vostro tempo per dire che non ci stiamo a questa riforma, ai tentativi di accelerare i tempi del referendum per non permettere al fronte del No di informare i cittadini e crescere mentre i tanti media in mano alla propaganda del Governo continuano a diffondere notizie false sui contenuti e sulle conseguenze di questa riforma. Al Ministro Nordio è scappata in due occasioni la verità su questa legge: non serve a migliorare la giustizia, serve a far stare più tranquilli e riparati governi e politici di ogni schieramento rispetto alle inchieste e all’operato della giustizia. Partecipiamo, firmiamo, votiamo“.