INDAGINE

14enne morto a Latina, gli ispettori: “La scuola non ha rispettato il protocollo antibullismo”

La mamma del "ragazzo dai pantaloni rosa" commenta: "La verità è che Paolo è rimasto schiacciato dal peso del pregiudizio e dall’indifferenza degli adulti"

14enne morto a Latina, gli ispettori: “La scuola non ha rispettato il protocollo antibullismo”

“La scuola ha mentito”.

E’ il macigno pesante, quasi un pugno nello stomaco, che è emerso dalla conclusione dell’indagine e della relazione degli ispettori del Ministero dell’Istruzione dopo la morte di Paolo Mendico, il 14enne di Latina, suicida poco prima dell’inizio dell’anno scolastico 2025-2026.

A terrorizzarlo era appunto l’idea di tornare a scuola, nella sua classe, tra i suoi compagni (e non solo) che come è stato poi appurato da tempo lo bullizzavano.

Ma l’indagine degli ispettori del Ministero conclusa in questi giorni assume contorni ancor più gravi perché dalle pagine dei documenti si legge ancora:

“La scuola non ha rispettato il protocollo antibullismo”.

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L’omertà della scuola, le indagini degli ispettori

E c’è anche di più perché dalla relazione degli ispettori si legge anche che la dirigente della scuola sapeva dei problemi presenti nella classe di Paolo, con vessazioni, prese in giro, intimidazioni, addirittura da parte di alcune compagne.

Dal fascicolo degli ispettori, la classe di Paolo viene definita “quasi aggressiva” nei confronti nel 14enne, tanto che nella relazione emerge un episodio dove il giovane sarebbe stato “sbattuto” violentemente contro un muro

Dunque, in buona sostanza, il quadro che emerge è che la scuola poteva fare qualcosa e per avere un quadro ancora più preciso anche per le conseguenze giudiziarie si attendono i tabulati di una chat dove questo episodio sarebbe raccontato e descritto dai compagni in maniera dettagliata.

Ed ecco anche perché ora si attende la decisione da parte dell’ufficio regionale scolastico su tre procedimenti disciplinari chiesti per la dirigente scolastica, la vicepreside e la responsabile della succursale.

Mentre i genitori di Paolo dalle parole del padre Giuseppe non solo chiedono giustizia e puntano ancora il dito contro preside e docenti, ma sono pronti anche a una dura battaglia legale a colpi di denunce e querele.

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Il dolore dei genitori di Paolo Mendico

Il dramma di Paolo Mendico, cosa era accaduto

Come purtroppo in molti ricorderanno, il dramma personale di Paolo Mendico aveva avuto il suo tragico epilogo l’11 settembre, quando il giovane si era suicidato.

Quella mattina, poche ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, Paolo si era tolto la vita nella sua stanza di casa, a Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina dove viveva con la sua famiglia.

Le prime indagini fecero subito emergere particolari inquietanti.

Secondo la famiglia, Paolo era infatti vittima da molto tempo di bullismo e cyberbullismo da parte di alcuni compagni di scuola, con insulti sul suo aspetto (soprannomi offensivi legati ai suoi capelli lunghi) e pressioni sociali continue.

I genitori avevano raccontato di aver segnalato più volte episodi di vessazioni alla scuola e alle autorità senza ottenere interventi efficaci.

Cosa era successo dopo il suicidio

La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, e sono stati sequestrati telefoni per analizzare chat tra studenti.

La Procura dei minorenni di Roma ha valutato di convocare alcuni compagni indicati dalla famiglia come responsabili di bullismo.

Il Ministero dell’Istruzione come invece raccontato all’inizio dell’articolo aveva invece inviato ispettori nella scuola frequentata da Paolo, l’istituto tecnico Pacinotti di Latina.

L’amarezza della mamma del “ragazzo dai pantaloni rosa”

Intanto, in queste ore, alla luce della conclusione dell’indagine degli ispettori del Ministero, Teresa Manes, scrittrice e attivista italiana, nota per il suo impegno nella prevenzione e nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo, ha espresso la sua amarezza e la solidarietà ai genitori per la piega che sta prendendo questa drammatica vicenda.

Con un particolare rilevante. Come in molti sapranno Teresa Manes è la madre di Andrea Spezzacatena, il ragazzo di 15 anni che nel 2012 si tolse la vita a Roma dopo essere stato vittima di ripetuti atti di scherno e bullismo.

Teresa Manes con il figlio Andrea, nell’ultima foto che li ritrae insieme

La vicenda è diventata tristemente nota come la storia del “ragazzo dai pantaloni rosa” che ha ispirato anche un film:

“Finita l’indagine ispettiva ministeriale, scattano i procedimenti disciplinari a carico della dirigente scolastica per le responsabilità che interessano la funzione dirigenziale, della vicedirigente e della responsabile della succursale dell’istituto per condotte omissive. Parallelamente all’accertamento del Ministero ci sono anche due inchieste giudiziarie. La verità è che Paolo è rimasto schiacciato dal peso del pregiudizio e dall’indifferenza degli adulti”.

E ancora:

“E qualsiasi provvedimento venga adottato ora non sarà mai sufficiente per ripagare la gravissima perdita subita dalla famiglia. Il bullismo non va sminuito. Va contrastato energicamente sul nascere perché non ci siano più altri mazzi di fiori poggiati su dei banchi vuoti e le solite lacrime di coccodrillo ad accompagnarli”.

 

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