Tragedia

Campobasso, intossicazione fatale per madre e figlia: indagati 5 medici, ma non certa la causa del cibo

Altri commensali al cenone della Vigilia non hanno avuto reazioni. Verifiche nell'abitazione, aspettando l'autopsia

Campobasso, intossicazione fatale per madre e figlia: indagati 5 medici, ma non certa la causa del cibo

La Procura di Campobasso accelera sull’inchiesta relativa alla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra sabato 27 e domenica 28 dicembre 2025 all’ospedale Cardarelli a seguito di una grave tossinfezione ancora di natura incerta. Cinque operatori sanitari – medici e infermieri in servizio nei giorni dei ricoveri – sono stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e responsabilità penale sanitaria.

L’iscrizione, come precisato dalla Procura guidata dal procuratore capo Nicola D’Angelo, rappresenta un atto dovuto per consentire la piena partecipazione degli indagati agli accertamenti tecnici non ripetibili, a partire dall’autopsia, in programma mercoledì 31 dicembre 2025.

I ripetuti accessi al pronto soccorso e la diagnosi iniziale

Secondo quanto ricostruito finora, madre e figlia si erano presentate per due volte al pronto soccorso nei giorni precedenti ai decessi, lamentando forti dolori addominali e vomito. In entrambe le occasioni sarebbero state dimesse con diagnosi di gastroenterite. Il terzo accesso, avvenuto a seguito del peggioramento improvviso delle condizioni cliniche, si è rivelato purtroppo tardivo.

Antonella Di Ielsi

Anche il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, commercialista 55enne ed ex sindaco di Pietracatella, ha manifestato sintomi analoghi ed è stato inizialmente ricoverato a Campobasso, per poi essere trasferito all’Istituto Spallanzani di Roma, dove resta sotto stretto monitoraggio in condizioni giudicate stabili. Controlli precauzionali sono stati disposti anche per la figlia maggiore, 19 anni, asintomatica e che non avrebbe consumato il pasto della vigilia di Natale.

Sequestrati alimenti e avviate le analisi

Nel corso delle indagini, la Squadra Mobile di Campobasso ha sequestrato numerosi alimenti nell’abitazione di famiglia a Pietracatella, dove erano stati consumati i pasti natalizi. Tra i prodotti prelevati figurano vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi confezionati e certificati, oltre a conserve, barattoli e scarti alimentari recuperati anche dai rifiuti, inclusi gusci di molluschi.

Il direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), Giovanni Di Santo, ha confermato che tutti i campioni sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico per le analisi microbiologiche e tossicologiche. Nell’appartamento, tuttora sotto sequestro, operano anche ispettori sanitari regionali.

Le tre direttrici dell’inchiesta

L’indagine della Procura si sviluppa lungo tre direttrici principali:

  1. Responsabilità sanitarie: verificare eventuali negligenze, sottovalutazioni del quadro clinico o errori nell’applicazione dei protocolli diagnostici durante i primi accessi al pronto soccorso e alla guardia medica.
  2. Individuazione della causa: identificare con precisione l’agente responsabile della tossinfezione e spiegare la virulenza fulminante che ha portato al decesso di una minore e di sua madre in poche ore.
  3. Tutela della salute pubblica: escludere la presenza di ulteriori fonti di rischio e prevenire possibili casi analoghi nella popolazione.

L’ipotesi della contaminazione chimica e il sospetto veleno per topi

Accanto alla pista dell’intossicazione alimentare, gli inquirenti non escludono una contaminazione chimica accidentale. Tra le ipotesi al vaglio emerge anche quella, ancora tutta da verificare, di una farina contaminata da veleno per topi. Il sospetto nasce dal fatto che, nei mesi scorsi, sarebbe stata effettuata una disinfestazione in un mulino riconducibile a parenti del padre della ragazza.

Gli esiti degli accertamenti clinici su Gianni Di Vita, attualmente in cura allo Spallanzani, potrebbero fornire elementi decisivi per chiarire la natura della tossina responsabile.

La posizione dell’Asrem: “Seguiti i protocolli”

Nel corso di una conferenza stampa, il direttore generale dell’Asrem ha dichiarato che, durante i primi accessi al pronto soccorso del 25 dicembre, madre e figlia sono state assistite, idratate e sottoposte agli accertamenti previsti dalle linee guida, con una dimissione condivisa con i familiari e l’indicazione a mantenere un costante contatto con l’ospedale.

Di Santo ha tuttavia ammesso che il quadro clinico potrebbe essersi evoluto rapidamente in una grave compromissione multiorgano, scenario che sarà chiarito solo attraverso le indagini specialistiche e medico-legali.

In attesa dell’autopsia

Al momento restano molti interrogativi e poche certezze. L’unico dato condiviso dagli inquirenti e dai sanitari è che la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara è riconducibile a una tossinfezione di origine ancora sconosciuta, alimentare o chimica.

L’autopsia, insieme agli esami tossicologici sugli alimenti e sui campioni biologici, sarà determinante per stabilire cause, eventuali responsabilità e prevenire nuovi rischi, in una vicenda che ha profondamente colpito l’intera comunità molisana.