Lo sciopero di oggi, venerdì 12 dicembre 2025. La grande attesa per quel che sarà.
Domani, quello che potrebbe essere il giorno di un nuovo inizio per due quotidiani che rappresentano la storia del nostro Paese oltre ad averla raccontata.
Per Stampa e Repubblica, per i loro giornalisti e i dipendenti sono giorni e ore di passione.
La vendita da parte del gruppo Gedi, di fatto della famiglia Agnelli, con John Elkann in prima fila, al magnate greco Theo Kyriakou sta alimentando un clima di incertezza e preoccupazione.

La vendita di Stampa e Repubblica, le tappe della vicenda
Ripercorriamo brevemente le tappe della vicenda.
Negli ultimi mesi il gruppo editoriale Gedi, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann e proprietario di testate storiche come La Repubblica e La Stampa oltre a importanti radio e asset digitali, è al centro di una trattativa di vendita che potrebbe segnare una svolta importante nel panorama dell’editoria italiana.
Come ormai noto, la proprietà ha avviato negoziati per cedere l’intero perimetro editoriale, con La Repubblica, La Stampa e le principali radio nazionali tra gli asset più rilevanti, a un gruppo straniero, nella fattispecie Antenna Group dell’armatore greco Theodore Kyriakou, con il supporto anche di un fondo saudita come possibile azionista di minoranza.
L’operazione ha scatenato reazioni forti: le redazioni delle testate interessate come detto hanno portato alla proclamazione di scioperi e all’organizzazione di mobilitazioni contro la mancanza di garanzie su pluralismo, indipendenza editoriale e livelli occupazionali.
E del resto, lo stesso mondo della politica e delle Istituzioni ha espresso preoccupazione e avviato confronti proprio con i vertici di Gedi.
Si tratta di una cesura storica per l’editoria italiana, segnando di fatto la possibile uscita della famiglia Agnelli-Elkann dall’editoria nazionale dopo decenni di legame con queste testate simbolo.
L’identikit di Kyriakou, come è posizionato politicamente
Cinquantun anni, magnate greco, Kyriakou è azionista principale di K Group e presidente di Antenna Group.
Ma è chiaro che molta curiosità, oltre che alla sua solidità economica, è legata al suo posizionamento politico.
Da questo punto di vista non ci sono delle certezze (ufficiali) anche se alcuni indizi portano in una direzione.
Ecco allora emergere che Teodore Kyriakou non ha un chiaro posizionamento politico dichiarato, ma finora nella sua carriera da imprenditore si è tradizionalmente mosso in contesti legati a leader e governi conservatori, soprattutto attraverso relazioni personali e di affari.
In molti ricordano viaggi e incontri di affari con Trump e ed emissari del Qatar. Altri sottolineano la sua vicinanza ad alcuni leader conservatori in Europa.
Sembra prevalere l’opinione che le sue attività, piuttosto che essere orientate a un’ideologia politica precisa, sembrano riflettere strategie di espansione internazionale e di consolidamento di legami istituzionali favorevoli ai suoi interessi economici.
La mossa del Governo, convocati i vertici di Gedi e il Comitato di redazione
Nel frattempo, in relazione alla vicenda della cessione delle due testate del gruppo, anche il Governo mette in atto le sue mosse.
Il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini ha infatti convocato i vertici di Gedi e il Comitato di redazione.

L’obiettivo dei due incontri è fare chiarezza nella vicenda dell’ipotesi di cessione che ha messo in allarme le forze politiche ed istituzionali.
Le reazioni del mondo della politica, l’attacco di Calenda, la proposta di La Russa
Durissimo il commento alla vicenda da parte del leader di Azione Carlo Calenda:

“L’avevo detto in tempi non sospetti, una volta dati via gli asset industriali, i giornali non servono più agli Agnelli. Dopo le elezioni del ’27 chiuderanno anche le fabbriche semivuote di Stellantis’”.
Il presidente del Senato e co fondatore di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa ha espresso solidarietà ai giornalisti di Stampa e Repubblica e si è proposto addirittura come intermediario nella vicenda:

“Le preoccupazioni dei dipendenti sono giustificate. Certo, le proprietà hanno diritto a cambiare, cedere, vendere ma non hanno il diritto di imporre linee di condotta univoche alla redazione. Capisco le preoccupazioni dei giornalisti, sono a loro disposizione, anche come intermediario perché abbiano soddisfazione nelle risposte che attendono”.
La posizione del Pd e l’appello al Golden Power
Intanto, in queste ore è curiosa la posizione del Pd.
Mentre non troppo tempo addietro i dem si erano scagliati contro il Centrodestra accusando il Governo di non poter invocare il Golden Power a proprio piacimento, adesso il Partito democratico invoca invece proprio quello strumento per trovare una soluzione alla vicenda.
Ecco allora la proposta avanzata dal presidente dei senatori dem Francesco Boccia:

“Di fronte a quanto sta avvenendo nelle redazioni di Repubblica e Stampa, il Governo italiano non può restare silente e fermo. Palazzo Chigi deve assumere un’iniziativa immediata di fronte a quella che appare come una vera e propria dismissione di un patrimonio della democrazia italiana. Per la tutela di beni e capitali strategici di interesse nazionale viene spesso evocato il Golden Power. Utilizzato da questo Governo per molto meno”.
La richiesta di riferire in Parlamento
Preoccupata anche la segretaria nazionale Elly Schlein:

“Le informazioni che circolano sulla vendita del gruppo Gedi sono allarmanti” tanto che non nasconde la preoccupazione per i rischi ”di indebolimento o addirittura di smantellamento di un presidio fondamentale della democrazia”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un’altra precisa richiesta al Governo, le posizioni di Movimento 5 Stelle e Avs che hanno sollecitato l’Esecutivo a riferire in Parlamento sulle dinamiche di questa vicenda e sulle sue evoluzioni e conseguenze.
La Lega controcorrente, la vendita un’opportunità
Controcorrente, considerando il suo più volte dimostrato scetticismo verso le acquisizioni straniere in Italia, la Lega.
Come ad esempio, dalle parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli, uno dei fedelissimi di Matteo Salvini:

“La trattativa sulla cessione dell’ex Gruppo Espresso è un’occasione da cogliere per aprire finalmente una stagione di maggiore pluralismo e concorrenza ma può essere anche il segnale del definitivo trasloco degli Elkann dall’Italia con tutte le conseguenze del caso”.
La strigliata a Elkann del “vecchio” editore
E nel frattempo, oltre al durissimo attacco di Calenda, anche il “vecchio” editore di Repubblica Carlo De Benedetti non ha certo riservato a John Elkann parole al miele.
Anzi, un vero attacco frontale a 360 gradi:
“Vende per andarsene dall’Italia. La Fiat, la Ferrari, la Juve, Repubblica. Non ha consenso, non è amato. Quello che tocca lo distrugge. Per far soldi deve vendere. Il Corriere della Sera è stato fortunato perché la scalata di Elkann a suo tempo fallì”.