Il tema del servizio militare torna al centro della scena pubblica italiana, questa volta in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e da una percezione di insicurezza che coinvolge l’intera Europa.
Durante un incontro ufficiale a Parigi con la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, il titolare della Difesa italiana, Guido Crosetto, ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta formale per reintrodurre una forma di leva nel nostro Paese.
La France et l’Italie, c’est l’ambition d’une relation de défense qui protège nos concitoyens et renforce notre sécurité commune.
Cette semaine, j’ai reçu @GuidoCrosetto, ministre de la défense d’Italie, avec qui nous avons échangé sur les moyens de renforcer nos coopérations… pic.twitter.com/sndyxB86ID— Catherine Vautrin (@CaVautrin) November 28, 2025
Non si tratta di un’ipotesi astratta: il ministro ha parlato apertamente di un’iniziativa legislativa che sarà prima portata al Consiglio dei ministri e poi posta all’attenzione del Parlamento.
Una riserva militare ausiliaria: l’idea alla base della proposta
Crosetto ha chiarito che, qualora il Parlamento lo ritenesse opportuno, il governo è pronto a lavorare a un nuovo modello di servizio militare. L’obiettivo non è ripristinare la leva obbligatoria tradizionale, ma costruire una riserva ausiliaria dello Stato composta da cittadini formati in specifiche competenze, in grado di supportare le forze armate in caso di necessità. L’intenzione è di incrementare l’organico attuale di almeno diecimila unità, utilizzando un servizio basato sulla volontarietà.
Il ministro ha sottolineato che il modello immaginato non differisce molto da quanto avviene in Germania, dove la partecipazione è volontaria ma attivata attraverso procedure automatiche, o dalla Francia, che ha invece scelto una formula totalmente su base volontaria.
In Italia, l’eventuale nuovo servizio sarebbe comunque non obbligatorio e regolato da un disegno di legge da discutere nelle aule parlamentari, con l’obiettivo di potenziare non solo il numero dei militari ma anche l’organizzazione e l’insieme delle norme che disciplinano lo strumento difensivo.
L’Europa cambia strategia e aumenta gli organici militari
L’idea di Crosetto non nasce in un vuoto politico. In tutta Europa, infatti, i modelli adottati negli anni Duemila — caratterizzati da una progressiva riduzione del personale militare — sono oggetto di una profonda revisione. Il ministro lo ha ricordato con chiarezza: tutti i principali Paesi del continente stanno riconsiderando quelle scelte, spinte da un contesto geopolitico considerato più instabile e meno prevedibile.
Francia e Germania rappresentano gli esempi più vicini. Parigi ha avviato un nuovo servizio nazionale a impronta militare, che entrerà in vigore dall’estate del 2026. La durata prevista è di dieci mesi e il programma si rivolge principalmente ai giovani di 18-19 anni.
Berlino ha invece compiuto un passo ancora più strutturato: il governo tedesco ha avviato la registrazione di circa 700 mila ragazzi nati nel 2008, che verranno sottoposti a valutazioni fisiche e psicologiche, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il personale in uniforme dagli attuali 182 mila a 260 mila entro il 2035.
La visione italiana: più uomini, nuove regole e un modello condiviso
Crosetto ha spiegato che la revisione della politica di difesa non riguarda soltanto le dimensioni dell’esercito, ma anche la necessità di elaborare nuove regole, più adatte a un contesto in evoluzione. Per questo il futuro disegno di legge punta a essere quanto più possibile condiviso all’interno del Parlamento, perché la difesa, sostiene il ministro, richiede un ampio consenso politico e sociale.
L’esempio di altri Paesi europei, come la Svizzera — dove la riserva comprende la quasi totalità dei cittadini fino a oltre cinquant’anni — mostra come diversi Stati stiano adottando soluzioni che prevedono il coinvolgimento continuativo della popolazione nel sistema difensivo. L’Italia, secondo Crosetto, non può sottrarsi a una riflessione che superi le scelte di ridimensionamento fatte in passato e guardi invece a un rafforzamento complessivo dello strumento militare.
La motivazione centrale: la sicurezza come priorità
La spinta principale dietro questa iniziativa legislativa sarebbe di natura strategica. Il ministro non ha nascosto che la percezione di un contesto internazionale meno sicuro — dalla guerra in Ucraina alla crescente assertività russa, fino alla fragilità generale degli equilibri globali — impone agli Stati europei una revisione delle proprie capacità difensive.
In questa prospettiva, l’Italia – secondo Crosetto – deve ragionare non solo sul numero dei militari, ma anche sull’esistenza di una riserva nazionale che possa essere mobilitata rapidamente in situazioni di crisi.