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In Italia si andrà in pensione a 70 anni (e anche più tardi)

La spesa pensionistica nel nostro Paese corrisponde al 16% del Pil. Solo la Grecia spende di più

In Italia si andrà in pensione a 70 anni (e anche più tardi)

Nel nuovo rapporto Pensions at a Glance 2025, l’Ocse prevede che in diversi Paesi l’età pensionabile normale si sposterà progressivamente verso i 70 anni, e l’Italia è tra gli Stati coinvolti.

Il documento inserisce questa previsione in un quadro complesso che riguarda la sostenibilità dei sistemi previdenziali, sottolineando come il nostro Paese destini alle pensioni circa il 16% del Pil, una quota che ci colloca subito dopo la Grecia.

La tendenza all’innalzamento dell’età di uscita dal lavoro è ormai consolidata: mentre in realtà come la Colombia, il Lussemburgo e la Slovenia la soglia resterà compresa tra i 57 e i 62 anni, in Paesi come Danimarca, Estonia, Olanda, Svezia e Italia si arriverà a 70 anni o oltre.

L’Ocse stima che chi ha concluso la propria carriera nel 2024 sia andato in pensione a circa 64 anni, ma chi ha iniziato a lavorare nello stesso anno smetterà mediamente quasi due anni più tardi.

L’Italia tra spesa elevata e declino demografico

Il rapporto dedica molta attenzione alla situazione italiana, considerata tra le più critiche dell’area Ocse. Oltre alla spesa previdenziale già elevata, il nostro Paese affronta un drastico calo della popolazione attiva: entro quarant’anni, gli individui tra i 20 e i 64 anni diminuiranno di oltre il 35%.

È un fenomeno che si inserisce in un quadro internazionale più ampio: come ricorda il segretario generale Mathias Cormann, nei prossimi decenni i Paesi Ocse vedranno restringersi del 13% la loro forza lavoro, con una conseguente riduzione del Pil pro capite stimata al 14% entro il 2060.

Un doppio squilibrio — meno entrate fiscali e maggiore spesa sociale — che rischia di mettere sotto pressione i sistemi pensionistici.

L’invito dell’Ocse: più lavoro per i senior

Di fronte a questa dinamica, Cormann sottolinea la necessità di agire sul lato dell’offerta di lavoro. Per mantenere sostenibile il sistema e garantire sicurezza economica alle generazioni future, sarà indispensabile aumentare l’età pensionabile effettiva e favorire la permanenza dei lavoratori più anziani nel mercato del lavoro.

L’Ocse richiama esplicitamente l’Italia: il tasso di occupazione nella fascia 60-64 anni è sì raddoppiato rispetto al 2012, ma nel 2024 resta fermo al 47%, dieci punti sotto la media Ocse. Ampliare le opportunità professionali per i lavoratori senior aiuterebbe ad attutire il calo previsto della forza lavoro entro il 2060, riducendo l’impatto negativo sia sul gettito contributivo sia sulla crescita economica complessiva.

Il divario di genere nelle pensioni

Un capitolo centrale del rapporto riguarda il gender gap previdenziale. Negli ultimi anni il divario tra pensioni maschili e femminili si è ridotto, passando dal 28% del 2007 al 23% del 2024, ma la disparità resta significativa.

In Italia si andrà in pensione a 70 anni (e anche più tardi)
Anziana pensionata

La forbice varia molto da Paese a Paese: è inferiore al 10% in Estonia, Islanda, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca, mentre supera il 35% in Austria, Messico, Olanda e Regno Unito, fino ad arrivare al 47% in Giappone.

In Italia, nonostante una riduzione dal 34% al 29% nell’ultimo quindicennio, il divario resta più ampio della media Ocse. Secondo l’organizzazione, un pieno allineamento dei requisiti anagrafici per le pensioni anticipate tra uomini e donne potrebbe contribuire a ridurre ulteriormente questa distanza.

Il direttore Ocse per l’Occupazione, il Lavoro e gli Affari sociali, Stefano Scarpetta, evidenzia che le pensioni riflettono inevitabilmente le disuguaglianze presenti nella vita lavorativa. Le donne, ricorda, percepiscono ancora “77 centesimi per ogni euro o dollaro guadagnato dagli uomini”, con conseguenze dirette sugli importi pensionistici e sul rischio di povertà in età avanzata.

Per ridurre il gap, l’Ocse indica tre obiettivi: aumentare l’occupazione femminile, incrementare il numero di ore lavorate e garantire un equo compenso.

Un equilibrio difficile per il futuro

Il quadro tracciato dall’Ocse è inequivocabile: senza interventi incisivi, l’intreccio tra invecchiamento demografico, riduzione della forza lavoro e disparità di genere renderà sempre più complesso mantenere sostenibili i sistemi pensionistici, in particolare quello italiano.