Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump per la trattativa di pace in Ucraina, è finito nella bufera dopo la pubblicazione da parte di Bloomberg della trascrizione di una telefonata riservata con Yuri Ushakov, consigliere diplomatico del Cremlino ed ex ambasciatore russo negli Stati Uniti.
Una conversazione di cinque minuti, datata 14 ottobre 2025, in cui Witkoff avrebbe suggerito a Mosca le mosse da compiere per ingraziarsi Trump e presentare un piano di pace favorevole alla Russia.
Nella telefonata i consigli di Witkoff alla Russia
Secondo le trascrizioni, nell’audio Witkoff sostiene di conoscere “cosa servirà per arrivare alla pace“: la cessione del Donetsk alla Russia e, forse, uno scambio di territori. L’inviato speciale americano si spinge anche oltre, suggerendo a Ushakov come Putin dovrebbe impostare una conversazione con Trump:
“Dovrebbe congratularsi per la pace a Gaza, dire che Trump è un uomo di pace. Da quel momento il colloquio andrà bene“.

Indicazioni precise che, stando ai documenti, avrebbero portato realmente ad un contatto: la telefonata tra Putin e Trump avviene prima dell’arrivo di Zelensky alla Casa Bianca, il 17 ottobre. E il presidente ucraino tornerà a Kiev senza i missili Tomahawk che chiedeva.
L’obiettivo, secondo Witkoff, sarebbe replicare il modello di pace per Gaza: un piano “di 20 punti“, simile a quello già predisposto per il Medio Oriente. E ancora una volta, con concessioni territoriali come punto centrale.
Spunta una seconda telefonata con Kirill Dmitriev
In un’altra conversazione, datata invece 29 ottobre, Ushakov parla con Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e figura chiave all’interno del Cremlino.

I due discutono del piano di pace e di quanto Mosca debba spingere sulle proprie richieste. “Lo passerò informalmente… sarà il più vicino possibile alla nostra versione“, dice Dmitriev. Proprio Dmitriev, però, ha bollato la trascrizione come “falsa“, sostenendo che più si avvicina la pace, più “i guerrafondai diventano disperati“.
Trump minimizza: “È solo negoziazione standard”
Mentre la polemica cresce, Donald Trump difende il suo inviato:
“Deve vendere il piano all’Ucraina, deve venderlo alla Russia. È quello che fa un dealmaker”, ha dichiarato ai giornalisti su Air Force One.

Secondo il tycoon, si tratta di “negoziati standard“, parte integrante di ogni trattativa complessa. Anche la Casa Bianca fa quadrato attorno a Witkoff: la sua attività – spiegano fonti ufficiali – dimostrerebbe un impegno costante per la mediazione tra le parti. Ma la difesa non ha placato le critiche, soprattutto all’interno del fronte repubblicano.
Nonostante le polemiche, la prossima missione diplomatica resta confermata. Il vice ministro degli Esteri russo, Sergej Ryabkov, ha dichiarato che la visita di Witkoff “è ancora in programma” e che Mosca è pronta a discutere qualsiasi proposta porterà con sé. Trump ha persino ipotizzato che possa partire “forse con Jared Kushner“.

Il malcontento repubblicano
Vari esponenti del GOP hanno attaccato duramente Witkoff. Il deputato Don Bacon chiede la sua rimozione:
“Agisce come se fosse al soldo della Russia. È una macchia per il nostro Paese“.

Sulla stessa linea Brian Fitzpatrick, che chiede di affidare il dossier ucraino al senatore Marco Rubio, indicato da molti come alternativa più credibile e imparziale.
Nel partito repubblicano si parla apertamente di uno schieramento “filorusso” e uno “filoucraino”, con due falchi emergenti che rischiano di contendersi il futuro della leadership: Rubio e J.D. Vance, possibili sfidanti nella corsa alla vicepresidenza 2028.
Ma chi ha fatto trapelare l’audio?
Il vero giallo riguarda la provenienza dell’audio. Bloomberg – secondo fonti citate dal Guardian – avrebbe ricevuto la registrazione integrale, non solo una trascrizione. Ciò fa pensare che la fonte sia interna alla raccolta di intelligence: CIA, NSA o servizi americani “dissidenti” rispetto alla linea di Trump.
Il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitry Peskov, sostiene che le richieste di dimissioni di Witkoff “sabotano un processo di pace serio e in corso“. Ushakov avrebbe già cambiato telefono, convinto che qualcuno lo stesse ascoltando. La Russia accusa l’Occidente, forse persino un Paese europeo “disgustato” dalle presunte aperture filorusse del negoziatore americano.
