Si è svolta al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cerimonia dei “Giorni della Ricerca”, storica iniziativa promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).
Un appuntamento che, quest’anno, ha avuto un significato particolare: celebrare sessant’anni di impegno nella lotta contro il cancro e ribadire il valore della ricerca scientifica come strumento di libertà e di dignità umana.
Mattarella: “La ricerca è libertà e diritto al futuro”
All’incontro hanno partecipato Andrea Sironi, presidente della Fondazione AIRC, Anna Mondino, direttrice scientifica, Maria Rescigno, prorettrice alla ricerca di Humanitas, e i ministri Anna Maria Bernini (Università e Ricerca) e Orazio Schillaci (Salute).

Nel corso della cerimonia, il Capo dello Stato ha consegnato il Premio AIRC “Credere nella Ricerca” a realtà e persone che, con costanza e generosità, sostengono la scienza: dalla Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, per l’impegno nel finanziare progetti selezionati da AIRC, alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, per il ruolo pionieristico nella ricerca oncologica in Italia; dal Liceo Linguistico Internazionale “Grazia Deledda” di Genova, per la partecipazione ai progetti AIRC nelle scuole, a Donatella Hartmann, che ha finanziato borse di studio e un innovativo microscopio per giovani ricercatori.

Un riconoscimento speciale è andato a Nadia e Sabrina Franchini, che hanno trasformato il dolore per la perdita della sorella Elena — ambassador AIRC scomparsa prematuramente — in un progetto di solidarietà legato al mondo dello sci.
Pionieri di Airc
Nel suo intervento, il Presidente Mattarella ha reso omaggio ai pionieri dell’AIRC, ricordando come, sessant’anni fa, “iniziarono una battaglia contro il cancro quando era considerato un male incurabile, una condanna irrevocabile”.
Quella battaglia, ha sottolineato, fu vinta grazie alla forza della convinzione e non solo della speranza:
“Hanno iniziato con la convinzione che la ricerca avrebbe ribaltato i rapporti di forza tra salute e malattia, migliorato la vita dei pazienti e delle loro famiglie, diffuso fiducia nella guarigione e promosso la prevenzione.”
Oggi, ha ricordato il Capo dello Stato, milioni di persone vivono dopo una diagnosi di tumore.
“Tanti possono dirsi guariti e sono tornati alla vita familiare, sociale e professionale in pieno. I numeri inducono alla commozione, tanto più se osservati nella progressione di pochi decenni.”
L’oblio oncologico: dal diritto alla cura al diritto al futuro
Un passaggio centrale del discorso di Mattarella è stato dedicato al diritto all’oblio oncologico, recentemente riconosciuto anche in Italia:
“L’evidenza dei risultati ha spinto a varare norme doverose per assicurare l’oblio oncologico: quella sorta di marchio a vita che i pazienti portavano con sé, con tutto ciò che significava nelle relazioni sociali e lavorative.”
Per il Presidente, questo passo rappresenta una conquista di civiltà, un segno concreto del progresso scientifico e culturale che ha permesso di restituire pienamente il futuro a chi ha superato la malattia.
“Le nuove terapie hanno aperto strade alla vita. Oggi molte donne guarite possono diventare madri, una possibilità che un tempo era quasi preclusa.”
Le nuove frontiere della scienza
Mattarella ha evidenziato anche le sfide più attuali della ricerca oncologica, sottolineando come le nuove tecnologie stiano cambiando radicalmente l’approccio alla malattia.
“L’immuno-oncologia, le terapie personalizzate e mirate, gli anticorpi coniugati, la biopsia liquida e lo studio delle alterazioni genetiche rappresentano frontiere affascinanti. Anche l’intelligenza artificiale si pone come possibile traino di scoperte e applicazioni.”
Ma, ha aggiunto, il vero valore della ricerca non risiede solo nella tecnologia:
“Il fascino maggiore sta nel fatto che ricerche e risultati possono dare a donne e uomini, a giovani e anziani, la possibilità di prevalere su ciò che prima appariva invincibile.”
“Negare la scienza è autolesionismo”
In un passaggio di forte attualità, Mattarella ha richiamato la necessità di difendere la cultura scientifica da derive negazioniste e disinformazione:
“È un paradosso che, in presenza di così tante evidenze e progressi, si propaghino teorie anti-scientifiche. Sono chiusure regressive che si traducono in autolesionismo e in sfiducia nella vita e nel futuro.”
Per il Capo dello Stato, la strada maestra resta una sola: continuare a investire nella ricerca, perché “comprendere di più significa temere di meno”, come ricordava Marie Curie.
Nel suo discorso, Mattarella ha poi collegato la ricerca scientifica a un tema più ampio, quello della pace e della cooperazione internazionale:
“La ricerca è frutto e, insieme, veicolo di collaborazione e di pace; è un valore universale che non ammette frontiere.”
Il valore dell’investimento pubblico e dei giovani ricercatori
Mattarella ha ricordato anche l’importanza di investire in modo stabile nella ricerca scientifica, citando gli effetti positivi dei fondi europei del Next Generation EU:
“Ha contribuito a far crescere tanti giovani ricercatori, che oggi mettono a disposizione un patrimonio di sapere e di esperienze che non può andare disperso con l’esaurirsi delle fonti straordinarie di sostegno.”
Ha inoltre ribadito il ruolo centrale del Servizio sanitario nazionale, chiamato ad affrontare nuove sfide come l’invecchiamento della popolazione, il costo dei farmaci innovativi e la carenza di personale medico e infermieristico.
Concludendo la cerimonia, Mattarella ha definito i “Giorni della Ricerca” come giorni di riflessione e di speranza collettiva:
“Sono giorni operosi, dominati da sentimenti condivisi: una risorsa dell’intera società. Per poter essere liberi dal cancro ed esercitare, così, il diritto al futuro.”
Un futuro che, per il Presidente della Repubblica, passa inevitabilmente da una ricerca sempre più solida, più forte, più ampia, capace di unire scienza, umanità e responsabilità.
“L’Italia vi è riconoscente”, ha concluso rivolgendosi ai ricercatori e ai sostenitori di AIRC.