Dazi, anche questa mattina borse asiatiche in forte calo. Milano -3.6%
Anche Wall Street perde 2mila miliardi in un giorno, -5.9 l'indice tecnologico Nasdaq

Mercati in crisi dopo l'imposizione dei dazi Usa. Aleggia lo spettro della recessione mondiale. In fumo ieri, 3 aprile 2025, 2.000 miliardi a Wall Street e 422 in Europa. Le borse asiatiche oggi, 4 aprile 2025, hanno concluso una nuova seduta pesante. Mentre quelle europee hanno aperto di nuovo in calo.
Nonostante il crollo dei mercati e le critiche di decine di leader mondiali, Trump tira dritto chiedendo fiducia a investitori e cittadini. Per poi dirsi disposto a trattare con Paesi che "offrissero qualcosa di fenomenale".
I dazi investono la Borsa europea
Le principali piazze europee hanno aperto in netto calo nella mattinata del 4 aprile 2025, seguendo il trend negativo già registrato sui mercati asiatici e a Wall Street. A guidare le perdite è Milano, che segna un pesante -1,52% in apertura. Male anche Francoforte (-0,8%), Londra (-0,7%) e Parigi (-0,69%).
La seduta precedente è stata particolarmente difficile per Piazza Affari, travolta dalle reazioni all’annuncio dei nuovi dazi statunitensi da parte del presidente Donald Trump. Il Ftse Mib ha chiuso con un crollo del 3,6% a 37.070 punti, accompagnato da volumi di scambio record pari a 5,56 miliardi di euro. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è rimasto stabile a 112,2 punti base, con un calo del rendimento decennale italiano al 3,77% (-4,3 punti base), mentre il Bund tedesco è sceso al 2,65% (-7 punti base).
I nuovi dazi sull’acciaio e sull’alluminio hanno colpito duramente alcune blue chip italiane. Tenaris ha registrato una flessione del 9,85%, mentre Saipem ha ceduto il 9,2%, appesantita anche dal crollo delle materie prime: il petrolio ha perso oltre il 7% e il gas circa il 5%.
Pesanti ribassi anche nel settore tecnologico, con STMicroelectronics in calo dell’8,32% per via del timore di possibili restrizioni sulle importazioni di semiconduttori. Prysmian, che produce anche negli Stati Uniti, ha perso il 6,28%, penalizzata dalle tariffe sull’alluminio, la cui metà proviene dal Canada.
Il rischio recessione ha messo in difficoltà il settore bancario: Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno lasciato sul terreno il 6,96%, Popolare di Sondrio il 6,94%, Bper il 6,5%, Banco Bpm il 5,59% e Mps il 3,76%.
Nell’automotive, Stellantis è arretrata dell’8,06%. Più contenute le perdite per Ferrari (-2,99%), che secondo gli analisti potrebbe essere meno esposta agli effetti dei dazi americani.
A sostenere il listino sono stati i titoli del settore utility, considerati più resilienti in periodi di incertezza. Terna ha guadagnato il 3,73%, raggiungendo nuovi massimi storici. In rialzo anche Italgas (+3,64%), A2A (+3,5%), Snam (+3,46%), Enel (+2,73%) ed Hera (+2,53%).
Bene anche Leonardo (+3,32%), grazie al voto favorevole dell’Europarlamento su un documento strategico per la difesa europea. Tim (+1,59%), Inwit (+1,77%), Amplifon (+0,62%) e Diasorin (+0,42%) hanno registrato modesti rialzi.
Wall Street travolta: peggiore seduta dal 2020
Oltreoceano, la situazione è ancora più drammatica. La Borsa di New York ha chiuso la peggior giornata dai tempi della pandemia nel 2020, con una perdita complessiva di circa 2.000 miliardi di dollari. I cosiddetti “grafici dell’Armageddon” diffusi da Trump per giustificare i dazi hanno innescato il panico.
Il dollaro ha perso tutti i guadagni ottenuti dall’elezione del presidente Trump, cedendo terreno nei confronti dell’euro, che è salito dell’1,58% a quota 1,1026. Secondo Bloomberg, la valuta americana rischia di perdere il suo ruolo di moneta di riserva globale.
Non solo borse: anche il mercato delle materie prime ha reagito negativamente. Il petrolio ha subito un tracollo superiore al 7%, mentre l’oro, dopo aver toccato un nuovo record, è sceso dell’1,21% a 3.128,40 dollari l’oncia. Anche il Bitcoin è stato travolto, scivolando sotto gli 82.000 dollari.
Tra le aziende americane, Apple e Nike sono state le più penalizzate. Entrambe dipendono fortemente da catene di fornitura situate in Vietnam, Cina e India — Paesi colpiti dalle nuove tariffe. L’amministrazione ha imposto dazi del 46% al Vietnam, del 26% all’India e del 54% alla Cina, sommando nuove imposte a quelle già esistenti.

Apple ha perso fino al 10% durante la seduta, chiudendo a -9,25%. Nike ha lasciato sul terreno il 14,47%.
Le prime dieci settimane della nuova presidenza Trump sono state le peggiori per Wall Street sotto un nuovo inquilino della Casa Bianca dai tempi di George W. Bush, nel pieno della crisi dot-com. In campagna elettorale, Trump aveva promesso deregolamentazione e tagli fiscali, ma l’inasprimento della politica commerciale sta facendo vacillare la fiducia dei mercati.
Secondo Michael Feroli, capo economista di JPMorgan, le misure rappresentano il maggior aumento delle tasse dagli anni della guerra in Vietnam e potrebbero spingere l’inflazione all’1-1,5% nel 2025, portando gli Stati Uniti pericolosamente vicini alla recessione.
Fitch e OMC: allarme globale
Anche l’agenzia Fitch lancia l’allarme, evidenziando un “aumento significativo” del rischio recessione negli Stati Uniti. L’Organizzazione Mondiale del Commercio stima invece una contrazione dell’1% del commercio globale nel 2025 a causa delle nuove tariffe.
La Casa Bianca minimizza e invita a confidare nella visione di Trump, ma la Federal Reserve osserva con attenzione. Il presidente Jerome Powell dovrà valutare con attenzione come le misure tariffarie influiranno sull’inflazione, prima di decidere su eventuali tagli ai tassi. I mercati scommettono su almeno quattro interventi della Fed quest’anno per contenere il rischio recessivo.
Asia in affanno: crollano Tokyo e Hanoi
Le borse asiatiche, prive del sostegno dei listini cinesi chiusi per festività, hanno registrato nuove perdite. Tokyo ha ceduto il 2,75%, toccando i minimi da otto mesi. Lo yen si è rafforzato ai massimi da sei mesi contro il dollaro (146,06). Male anche Seul (-0,86%), Mumbai (-1%), Hanoi (-3,75%) e Bangkok (-2,6%).
In Giappone, il primo ministro Shigeru Ishiba ha definito i dazi americani sui prodotti giapponesi una "crisi nazionale", annunciando l’avvio di colloqui con le forze politiche per trovare contromisure.
La Casa Bianca resta fiduciosa
Nonostante la giornata nera sui mercati, il vicepresidente americano JD Vance ha cercato di rassicurare gli investitori, sottolineando che l’attuale tempesta finanziaria è il prezzo da pagare per rilanciare l’economia nazionale: “Il presidente Trump è convinto – e anch’io lo sono – che stiamo gettando le basi per un boom economico a lungo termine”.