La vita si allunga, e pure il lavoro...

Tre mesi in più per andare in pensione. Le nuove date per l'età pensionabile. Ma la Lega promette di bloccare l'aumento

Con il primo gennaio 2027 l'età pensionabile dovrebbe passare da 67 anni di età e 42 e 10 mesi di contributi a 67 e tre mesi e 43 anni di contributi

Tre mesi in più per andare in pensione. Le nuove date per l'età pensionabile. Ma la Lega promette di bloccare l'aumento
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Da gennaio 2027 serviranno tre mesi in più per andare in pensione. Ma il Governo intende bloccare la norma. E' caos sull'età pensionabile, e in molti sono già in allarme.

Dal 2027 tre mesi in più per andare in pensione

La durata media della vita aumenta e con essa, in automatico, dovrebbe salire anche l'età pensionabile. Una sorta di "scatto automatico" che sta già mettendo molti in allarme.

Lunedì 31 marzo l'Istat ha presentato i  nuovi scenari demografici, che tra due anni dovrebbero avere un effetto anche sulle pensioni. La discriminante è la speranza di vita media dopo il 65 anni di età, arrivata nel 2024 a 21,2 anni. La legge prevede l'adeguamento ogni due anni e dunque, confrontando i dati del 2023-24 rispetto a quelli del 2021-22, la speranza media di vita è salita di 7 mesi. A questi, però, ne vanno sottratti quattro di riduzione registrati durate la pandemia a causa dell’aumento della mortalità nella fascia più anziana della popolazione.

Dunque, con il primo gennaio 2027 l'età pensionabile dovrebbe passare da 67 anni di età e 42 e 10 mesi di contributi a 67 e tre mesi e 43 anni di contributi. 

La Lega: "Bloccheremo l'aumento"

Dovrebbe. Sì, perché il condizionale è d'obbligo dopo l'intervento sulla questione da parte del sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali Claudio Durigon (Lega).

Per rendere effettivo l'adeguamento dell'età pensionabile serve un decreto ad hoc del ministero dell'Economia (attualmente guidato da un altro leghista, Giancarlo Giorgetti). E proprio il Carroccio si sta opponendo fermamente all'allungamento.

Claudio Durigon

Le polemiche

Ad ogni modo, servirà un apposito decreto anche per bloccare l'aumento dell'età pensionabile. E opposizioni e sindacati sono già sul piede di guerra.

Il Movimento Cinque Stelle chiede di fare urgentemente il decreto, urlando "basta con le promesse".

Da parte del Pd, per voce del capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, arriva un nuovo attacco all'esecutivo:

"Il governo ha fatto tanti decreti inutili in questi due anni e mezzo, ma questa volta sarebbe opportuno promuoverlo. Ci facciano capire come vogliono procedere".

Rischio esodati

Intanto, secondo la Cgil c'è il rischio che 44mila lavoratori diventino "esodati" per alcuni mesi, senza stipendio e pensione. Si tratta - secondo  le stime del sindacato - di coloro che hanno già sottoscritto accordi aziendali per uscire in anticipo attraverso l’istituto dell’isopensione o altre forme di scivolo, calcolate ipotizzando il congelamento degli attuali requisiti. Congelamento che però, finora, è stato solo promesso ma non ancora deciso.

Clicca qui per scaricare lo studio della Cgil.

Il responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna, spiega che “se il Governo non interverrà, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroveranno con un vuoto di tre mesi senza assegno, senza contributi, senza tutele. Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. A questi si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configura comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale”.

Cigna ricorda che, come la Cgil aveva già denunciato a gennaio, “in assenza di interventi correttivi, nel 2027 il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mese di contributi (42 anni e 1 mese per le donne), mentre la pensione di vecchiaia passerà da 67 a 67 anni e 3 mesi. Un ulteriore ostacolo per migliaia di lavoratrici e lavoratori, che rischiano di non vedere riconosciuto il diritto maturato in base alle regole precedenti”.

Ma il problema non si esaurisce con il 2027, riguarda anche gli anni successivi, e più in generale l’impianto stesso del sistema previdenziale.

“Gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita – dichiara infatti la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione – pesano già oggi sulle nuove generazioni, costrette a posticipare sempre di più l’età della pensione e a fare i conti con assegni sempre più bassi, a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. Un meccanismo che rischia di minare la fiducia dei giovani nel sistema pubblico e di accentuare disuguaglianze già profonde”.

A conferma di queste preoccupazioni, i dati dell’Osservatorio statistico Inps: il 53,5% delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2025 ha un importo inferiore a 750 euro. Percentuale che sale al 64,1% tra le donne. Di queste il 43,1% (4,1 milioni di pensioni) beneficiano di integrazioni al reddito legate alla soglia minima.

“È inaccettabile – sostiene la segretaria confederale della Cgil – che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità. Lo ribadiamo al Governo, che aveva promesso il superamento della Legge Fornero ma nei fatti è riuscito solo a peggiorarla azzerando ogni forma di flessibilità in uscita e tagliando la rivalutazione: serve una riforma vera, che garantisca pensioni adeguate e dignitose, soprattutto per le donne e i giovani che spesso hanno carriere discontinue o lavori precari”.

“Servono certezze per chi lavora oggi, per chi ha lavorato e per chi lavorerà domani. Bisogna ripartire dal lavoro: dal contrasto alla precarietà, dal riconoscimento della continuità contributiva, dalla costruzione di un sistema previdenziale giusto e universale. Per questo – conclude Ghiglione – i referendum promossi dalla Cgil sono fondamentali, perché senza lavoro dignitoso, non c’è futuro né per le pensioni né per il Paese. Per questo l’8 e il 9 giugno sarà importante votare SÌ ai 5 referendum”.

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