Le ragioni della guerra: "350 miliardi di dollari di materie critiche ucraine sono nel territorio occupato da russi"
Lo ammette Kiev. E infatti Washington preme per un accordo che garantisca l'accesso preferenziale a queste risorse (per ripianare i conti)
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"350 miliardi di dollari di materie critiche ucraine sono nel territorio occupato da russi".
Una dichiarazione, quella del vice primo ministro ucraino Yulia Svyrydenko, che spiega non soltanto la situazione attuale e le preoccupazioni future dell'Ucraina, ma anche una delle possibili motivazioni della guerra che va avanti da oramai tre anni.
Materie critiche ucraine: 350 miliardi nei territori occupati
Da qualche tempo si parla insistentemente delle cosiddette "terre rare" ucraine, che Donald Trump vorrebbe come "moneta di scambio" per garantire il proprio appoggio a Kiev (ma finora le richieste sono state respinte). E ora emerge anche qualche numero, che spiega probabilmente anche un retroscena:
"Abbiamo informazioni secondo cui, sfortunatamente, nel territorio temporaneamente occupato si trovano materiali essenziali per un valore di circa 350 miliardi di dollari", ha detto Svyrydenko in una conferenza stampa a Kiev.
La maggior parte dei giacimenti sarebbe collocata nelle aree del Donbass, al centro del conflitto sin dal primo giorno (in realtà anche da anni precedenti). Tra i minerali "nascosti’ risulterebbe anche un ingente quantitativo di titanio, componente fondamentale, fra le altre cose, per la produzione di missili.
Le ripercussioni
La guerra sta avendo ripercussioni pesantissime non soltanto sul territorio, ma anche sull'economia ucraina. Che però può contare su queste "riserve", che diventerebbero fondamentali un domani nella ripresa al termine delle ostilità. Evidentemente, però, essendo i territori in mano ai russi, diventa complicato l'accesso da parte di Kiev. Che vede dunque non soltanto il suo territorio sotto attacco, ma anche il futuro piuttosto nebuloso.
L'interesse degli Usa
L'interesse degli Stati Uniti su questo punto è altissimo. Trump ha già proposto un accordo a Zelensky, rispedito però al mittente, e il reale obiettivo del tycoon sembra proprio mettere le mani sulle terre rare.
Al momento il dominatore incontrastato del mercato delle materie critiche (di cui appunto le terre rare fanno parte) è la Cina, il cui export nell'ultimo anno è cresciuto del 6%. E' evidente che se gli Stati Uniti riuscissero ad assicurarsi una "via prioritaria" per i giacimenti ucraini potrebbero in qualche modo contrastare lo strapotere del Dragone.
Secondo il Ministero ucraino della protezione ambientale e delle risorse naturali, nel Paese si trovano depositi di 22 dei 50 materiali identificati come critici dagli Stati Uniti. Grafite, litio, titanio, berillio e uranio sono i minerali e metalli più presenti. Al momento non è dato sapere quali siano le terre rare che fanno gola a Trump.