TERREMOTO

Trump alla fine ha firmato l'introduzione del 25% dei dazi su tutto l'import di acciaio e alluminio

Bruxelles protesta e dice no a "barriere ingiustificate", contromisure della Cina sull'export energetico

Trump alla fine ha firmato l'introduzione del 25% dei dazi su tutto l'import di acciaio e alluminio
Pubblicato:

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato i decreti che introdurranno nuovi dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Entreranno in vigore il 12 marzo 2025, saranno del 25% e varranno per qualsiasi Paese. L'idea dietro la misura è quella di favorire la produzione statunitense per risollevare l'industria pesante a stelle e strisce - da tempo in crisi -, rendendo al contempo più svantaggioso comprare questi materiali all'estero.

Obiettivo "arricchire gli USA"

Con questi provvedimenti, Trump ha peraltro cancellato le esenzioni dalle tariffe che lui stesso aveva imposto sull'acciaio nel 2018 dopo aver emesso in precedenza i dazi. L'imposizione di questi dazi sembrerebbe diversa da quelli riguardanti Cina, Canada e Messico - utili a danneggiare tali Paesi - poiché puntano sulla protezione della produzione americana con l'obiettivo di "far arricchire gli USA". Allo stesso modo però - ovviamente - tali dazi penalizzeranno anche la produzione straniera che punta sull'esportazione verso gli Stati Uniti.

"Ho stabilito che le importazioni di articoli in acciaio rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale", ha scritto Trump nell'ordine esecutivo. "Siamo stati presi a pugni sia dagli amici che dai nemici. È tempo che le nostre grandi industrie tornino in America", ha commentato.

L'industria pesante statunitense è però in calo da tempo e il rischio immediato è che le aziende americane continuino a comprare acciaio e alluminio all'estero nonostante il sovrapprezzo, in attesa che gli Usa siano in grado di produrne abbastanza da soddisfare il fabbisogno nazionale. In questa prima fase dunque, il costo di produrre beni con acciaio e alluminio potrebbe aumentare, col risultato che saliranno anche i prezzi finali per i consumatori.

La reazione dell'Europa

La nuova misura di Trump colpirà in particolare il Canada, principale esportatore di acciaio e alluminio in Usa, ma anche Messico e Brasile, tra gli altri. Al momento l'Unione Europea non ha "ricevuto alcuna notifica ufficiale in merito all'imposizione di tariffe aggiuntive sui beni", ha affermato la Commissione europea in una dichiarazione. La situazione resta sotto la lente, visto che per l'Europa gli Stati Uniti rappresentano il maggior mercato di export dei due metalli.

La presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen

"L'Ue non vede alcuna giustificazione per l'imposizione di tariffe sulle sue esportazioni. Reagiremo per proteggere gli interessi delle aziende, dei lavoratori e dei consumatori europei da misure ingiustificate. In generale, l'imposizione di tariffe sarebbe illegale ed economicamente controproducente, soprattutto date le catene di produzione profondamente integrate che Ue e Usa hanno creato attraverso il commercio e gli investimenti transatlantici. Le tariffe sono essenzialmente tasse. Imponendo tariffe, gli Usa tasserebbero i propri cittadini, aumentando i costi per le aziende e alimentando l'inflazione. Inoltre, le tariffe accrescono l'incertezza economica e interrompono l'efficienza e l'integrazione dei mercati globali”, si legge nella nota della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

A reagire sono state anche Francia e Germania, con le parole del presidente Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz. Il primo indicando la Cina come il primo problema degli USA, il secondo spiegando - seppur con prudenza - come l'UE possa essere in grado di reagire ai dazi se necessario.

Le contromisure della Cina sull'export energetico

In risposta ai dazi del 10% sulle merci cinesi, la Cina nel frattempo ha risposto imponendo a sua volta tariffe del 15% su carbone e gas naturale liquefatto (Gnl), e del 10% su petrolio, attrezzature agricole e alcuni veicoli di grossa cilindrata prodotti negli Stati Uniti.

Xi Jinping, presidente della Cina
Xi Jinping, presidente della Cina

Le misure, entrate in vigore da lunedì 10 febbraio 2025, "sono state imposte per contrastare" i piani di Trump, ha riferito il ministero delle Finanze cinese. La Cina ha anche dichiarato di aver presentato un reclamo all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) "per difendere i suoi legittimi diritti e interessi".

Il ministero del Commercio e l’Amministrazione generale delle dogane cinesi hanno inoltre annunciato la stretta sull'export di tungsteno, tellurio, bismuto, molibdeno e indio con effetto immediato “al fine di salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali e di adempiere agli obblighi internazionali come la non proliferazione”. In questi giorni, sull'argomento, sarebbe dovuto esserci anche un contatto telefonico tra Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping. Al momento però la telefonata sembrerebbe essere saltata.

Commenti
Lascia il tuo pensiero

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri canali