Attivista curda era stata accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: "Maysoon Majidi non è una scafista"
Il processo a Crotone e il pianto di gioia liberatorio
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Maysoon Majidi è stata assolta "per non avere commesso il fatto". L'attivista curdo-iraniana di 28 anni, in fuga dall'Iran, era stata arrestata il 31 dicembre 2023 con l'accusa di essere una scafista, in seguito al suo sbarco sulla costa di Roccella Jonica (Reggio Calabria). In quell'occasione giunsero in Italia via mare ben 77 persone e due di essi, un iracheno e un iraniano, dichiararono alla Guardia di Finanza come lei fosse l'aiutante del capitano Akturk Ufuk, reo confesso e a processo con rito abbreviato.
Attivista curda assolta: non era una scafista
A scagionarla dopo 300 giorni di carcere ad ottobre 2024 sono state alcune testimonianze che resero evidente l'estraneità all'accusa e permisero di far cessare la misura cautelare della custodia in carcere a Castrovillari, dove peraltro Maysoon aveva portato avanti uno sciopero della fame, arrivando a pesare appena 36 chili.
In particolare sarebbero state una madre e una figlia a bordo dell'imbarcazione a confermare la sua versione, ma anche il fattuale timoniere della nave - costretto nel suo compito dai trafficanti di esseri umani - in aula ha confermato che la 28enne era una passeggera come le altre.
La sentenza scagiona Maysoon Majidi
Maysoon si era sempre difesa, sostenendo di essere una regista fuggita al regime degli ayatollah. La sentenza di assoluzione è stata emessa dal Tribunale di Crotone, presieduto da Edoardo D'Ambrosio. Una liberazione per la 28enne, scoppiata in un pianto di gioia liberatorio dopo la conferma dell'estraneità ai fatti. Con lei presente il fratello Razhan, e il suo difensore, l'avvocato Giancarlo Liberati.
Nonostante le attese di quest'ultimo, la pm Rosaria Multari, aveva chiesto anche nell'ultima udienza la condanna a due anni e quattro mesi, oltre al pagamento di una multa di un milione e 125mila euro, puntando il dito sul "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Non potendosi pagare il viaggio, la 29enne - secondo la pm - avrebbe aiutato il comandante dell'imbarcazione. Alla fine per Maysoon - nel frattempo diventata cittadina onoraria di Riace - è arrivata l'assoluzione tanto desiderata.
"Un'innocente può arrivare fino al patibolo, ma alla fine viene salvata - sono le prime parole alla stampa di Maysoon Majidi dopo l'assoluzione -. Non giudicate per favore le persone che vengono qui in cerca di un'altra vita. Soprattutto i rifugiati politici che scappano da un dittatore. Venendo qui vedono la loro dignità calpestata. Le persone come me non scappano per una vita migliore ma perché cercano un posto sicuro dove vivere e continuare il loro attivismo. Non possiamo restare in quei regimi che ci perseguitano e causano la nostra fuga. Abbiamo una lotta da continuare e non intendiamo rinunciarci".