ABERRANTE

A Napoli studenti hanno applaudito all'uccisione di un giornalista anti Camorra

E' successo in una scuola media del Vomero mentre assistevano a un film sulla vita del cronista Giancarlo Siani, ucciso a soli 26 anni

A Napoli studenti hanno applaudito all'uccisione di un giornalista anti Camorra
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La speranza è che davvero si tratti di un brutto equivoco. Il sospetto è invece di un gesto che fa davvero venire la pelle d'oca.

Perché quegli applausi di un gruppo di studenti di Napoli davanti all'uccisione del giornalista Giancarlo Siani stanno diventando in poche ore un vero e proprio caso nazionale.

E ora anche il ministro all'Istruzione, Giuseppe Valditara vuole vederci un po' più chiaro.

Applausi davanti al giornalista che muore, cosa è successo

Come detto la vicenda sta esplodendo in queste ore in tutto il suo clamore.

E' accaduto in una classe del Vomero alla scuola Amedeo Maiuri che, nell'ambito di un progetto didattico sulla legalità, stava vedendo il film Fortapasc dove appunto viene raccontata la vita del cronista Giancarlo Siani ucciso in un agguato della Camorra nel settembre del 1985 a Napoli.

In quell'agguato Siani, cronista che aveva fatto della denuncia e della lotta alla Camorra, un impegno di vita oltre che professionale, trovò la morte a soli 26 anni.

Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra nel 1985
Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra nel 1985

Gli applausi della classe della scuola del Vomero davanti alla scena del suo assassinio di fatto rischiano di far morire Siani due volte.

L'agguato nel film, l'applauso degli studenti...

Ecco allora che durante la proiezione del film Fortapasc, (film del 2009 dove Siani è interpretato dall'attore Libero De Rienzo) mentre scorrevano le immagini dell'omicidio del giornalista per mano di un commando della criminalità organizzata, è scattato, improvviso, l'applauso di un gruppetto di studenti.

L'attore Libero De Rienzo nel film Fortapàsc
L'attore Libero De Rienzo nel film Fortapàsc

Tra lo sconcerto generale, la vicenda è diventata in poche ore di dominio pubblico tanto che, come detto, il ministro all'Istruzione Giuseppe Valditara ha subito manifestato l'intenzione di fare chiarezza su quanto accaduto. 

Sfregio alla memoria o commozione davanti alla morte?

Dalla scuola però in queste ore stanno cercando di correre ai ripari. In particolare da parte di chi tra i docenti e i dirigenti dell'Istituto, sta cercando di dare una chiave di lettura diversa a quegli applausi dei ragazzi.

Nella fattispecie, raccontando che si sarebbe trattato di "commozione davanti alla morte tanto violenta di un giovane e non di una manifestazione di soddisfazione e compiacimento davanti a un agguato della malavita".

La reazione del fratello: "Non mi arrendo"

Fatto sta che dopo l'accaduto non sono mancate le reazioni per un episodio che evidentemente creerà dibattito.

Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra
Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra

La prima è arrivata dal fratello di Siani, Paolo, medico ed ex parlamentare (ex vice presidente Commissione parlamentare Infanzia e Adolescenza) che, ironia del destino proprio nelle scorse, nella giornata del 25 aprile, ha partecipato ha un'altra iniziativa di sensibilizzazione, nelle Università, sulla legalità, con intitolazione dell’aula 2 del dipartimento di filosofia, comunicazione e spettacolo dell'Università Roma Tre al fratello Giancarlo.

Un'iniziativa accompagnata dalla consegna del libro "L'università nella lotta alle mafie".

Paolo Siani ha così commentato quanto accaduto alla scuola del Vomero, rifuggendo dalla possibile "interpretazione" di un applauso legato a "commozione":

"Alla morte non si applaude, mai, per nessuno. Questo non va spiegato, dovrebbe far parte dell’animo umano. Davanti alla morte si resta in silenzio, questo neppure va spiegato. Ma se invece accade, se alcuni ragazzi, pochi, molto giovani, di una scuola che si sta impegnando per far crescere in loro il senso della legalità e della giustizia, applaudono alla morte violenta e quindi scelgono di stare dalla parte di chi spara, c’è bisogno che noi tutti, ci si interroghi sul perché. Adesso, subito, prima che sia troppo tardi".

E ancora:

"Non possiamo far finta di nulla, dobbiamo intervenire, spiegare, raccontare, e lo dobbiamo fare con più forza, più veemenza, più coraggio, più passione, tutti. Perché ci riguarda tutti. La sensibilizzazione contro le mafie e la violenza non è mai abbastanza, non possiamo arrenderci, neanche per un attimo. Io non mi arrendo. Noi non ci arrendiamo".

Le altre reazioni

Durissimo il commento del presidente dei presidi  di Anp di Roma, Mario Rusconi:

"Questi episodi non solo sono da stigmatizzare, ma richiedono anche che si intervenga con le misure formative che ha la scuola".

L'esponente di Azione Alessio D'Amato ha sottolineato nei giorni in cui tra l'altro si celebrano i 100 anni della morte di Giacomo Matteotti:

"Questo episodio dimostra come sia necessario fare un lavoro, sui giovani, di memoria storica e di rispetto. Anche per questo abbiamo deciso di fare visitare a Roma la mostra su Matteotti agli under 30 e poi fare un confronto tra diverse generazioni".

L'altro sfregio al "cronista" inviato di Striscia

Ancor più curioso il fatto che quanto accaduto alla scuola di Napoli sia avvenuto praticamente in contemporanea a un altro sfregio alla professione di cronista.

In questo caso all'inviato di Striscia la Notizia Pino Abete in questi giorni protagonista di un servizio proprio a Napoli sulla Camorra.

Abete, anche lui da tempo impegnato a documentare attività della malavita organizzata sul territorio (terra dei fuochi, discariche abusive, parcheggiatori abusivo, traffico di auto "fantasma") ha simulato di organizzare un'iniziativa di sensibilizzazione contro la camorra cercando di coinvolgere un influencer e cantanti neomelodici finiti sotto la lente del Tg satirico di Canale 5 proprio per i messaggi "ambigui" nei confronti della criminalità organizzata.

L'inviato di Striscia Pino Abete
L'inviato di Striscia Pino Abete

Per tutta risposta Abete ha ricevuto un secco rifiuto dal manager di uno dei cantanti interpellati ("Non mettiamolo in difficoltà", la risposta), mentre ancor esplicito il commento dell'influencer che ha liquidato Abete prendendolo praticamente in giro e chiedendogli in dialetto napoletano:

"Arò stann sti camurristi?" ("Dove sono questi camorristi?"). Per me è finita la camorra. La malavita non esiste".

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